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mercoledì 17 ottobre 2012

Buona estate

Sono passati quasi tre mesi dall'ultimo mio post: ogni tanto ci pensavo, ma nel frattempo varie circostanze me ne hanno tenuto lontano.
Non sono sparita, e continuo a ritenere questo luogo importante, solo che il ritmo della scrittura è inversamente proporzionale al mio ritmo di vita.
Anche per questo non sono una poeta.

Buona estate! 

Avevo scritto queste poche righe all'inizio dell'estate, convinta di averle pubblicate; oggi, a tre mesi dall'ultimo mio post realmente pubblicato sono stata presa da un attimo di sconcerto, perché ho iniziato il nuovo con la stessa identica frase "sono passati tre mesi......"! 
Ho pensato a una smagliatura nel tempo, ma si tratta soltanto di distrazione, ho mantenuto il titolo comunque di buona estate.

Tra mesi densi di avvenimenti belli: Alice, mia nipotina di un anno, mare tanto, sole e allegria; meno belli: serio problema di salute  di Paolo, che sembra risolto per fortuna.
Di fronte a una tendenza forte all'ansia è simmetrico il tentativo di razionalizzare, volendo cogliere un senso  


sabato 31 dicembre 2011

Pensierino di fine anno e augurio a chi mi legge

Impossibile sottrarmi a qualche considerazione finale, quest'anno è trascorso abbastanza bene, due nascite, ma anche una morte dolorosa.
Quando ero molto giovane vivevo con angoscia la fine dell'anno, come mi capita ancora oggi per ogni evento irreversibile; poi da adulta non ci ho più pensato, perché ero con i miei bambini, e le emozioni erano solo positive, le aspettative anche, perché Paolo e io condividevamo le loro e il loro entusiasmo per la vita.
Ora che siamo nella "età alta", e i nostri figli non festeggiano più con noi la fine dell'anno,  mi sorprendo a pensare che se per noi è il 2012, per altre/i è il 1000 e rotti, per altre/altri ancora è il 4000 e rotti, e via dicendo.
Eppure siamo tutte e tutti abitatori e abitatrici di questo mondo.
Questa varietà di accadimenti  mi consola molto, perché contrasta con l'idea di ineluttabilità e di rigidità degli eventi e delle situazioni.
Auguri a tutti/e coloro che incrociano questo blog.
Buon 2012.

lunedì 26 dicembre 2011

Pensierino di Natale

Anche quest'anno è passato il Natale, e ancora una volta mi sono trovata a pensare: la cosa più bella del Natale è che viene, e poi se ne va.
Non condivido  le querimonie sul "consumismo"  e "conformismo" natalizi puntualmente levantisi da alcuni/e, è una festa della tradizione, che fa passare in secondo piano il suo contenuto religioso, anche perché non è il primo relativo al  periodo, e neppure sarà l'ultimo.
Da duemila anni per l'Occidente è quello cristiano il suo significato religioso -malgrado la forzatura di spostare la nascita del dio a dicembre, per coprire feste più antiche-  ma chissà quale sarà il significato tra altri duemila anni..
E' vero che esistono ricorrenze private che festeggiamo, ma l'interesse di Natale, Pasqua, Capodanno e Ferragosto credo consista prima di tutto nel fatto che sono appunto feste collettive, e riguardano una collettività più ampia di quella nazionale, e  non dividono tra fautori e avversari,  tuttalpiù  chi non vi si riconosce le ignora, ma non le combatte; contemporaneamente si tratta di feste che mettono in primo piano il piccolo nucleo, la famiglia, questa è la prerogativa del Natale.
Per questa caratteristica è forse la festa più sentita, prima come figli, poi anche come genitori, risultato: doppia emozione.
Si può storcere il naso, ricordare natali più o meno felici, più o meno ricchi di doni -fatti e/o ricevuti- ma non si resta indifferenti.
Spesso è anche l'unica occasione per fare un regalo a persone che si conoscono da quarant'anni, delle quali si ignora la data di nascita.
Ma probabilmente c'è anche un altro aspetto, più sottile e nascosto, che ci rende sensibili a queste  ricorrenze, esse sono  legate al mutare delle stagioni, all'avvicendarsi dei ritmi di produzione dei frutti della terra, nostra prima fonte di alimentazione, o della interruzione del processo.
Dove va a collocarsi il residuo legame di noi animali con la natura! dalla quale cerchiamo di emanciparci in ogni  modo, un richiamo della nostra memoria di specie?
Natale cade nel momento più buio del nostro emisfero -intendo in senso fisico soltanto, in questa sede - il cristianesimo è nato nella nostra metà della terra;  quindi i regali possono essere percepiti come compensazioni, anche psicologiche, della mancanza di luce e della apparente morte  della natura.
Ogni volta mi sorprendo a aspettare con emozione l'arrivo del Natale, mi preoccupo di fare  grandi spese di generi alimentari  nei giorni immediatamente precedenti la festa, come se poi i negozi non dovessero più riaprire, mi viene una voglia irrefrenabile di cucinare piatti nuovi e diversi dal solito.
Indipendentemente poi da come trascorro il 25 dicembre, finora fortunatamente bene e in allegria, mi ritrovo a dire il giorno dopo: meno male che è passato.
Contraddizioni del cuore.



martedì 20 dicembre 2011

Afonia

Il mio parrucchiere, alla notizia comunicatagli della mia improvvisa afonia, ha commentato: Che bellezza!
Il mio vicino di casa, incontrato sulle scale e  accortosi della afonia, ha commentato: Che fortuna per Paolo!
Sono diversi per età, formazione, professione, stato coniugale...
Ma sono entrambi uomini.

domenica 13 novembre 2011

Nuovo governo

Nei giorni scorsi ho ricevuto due mail, da persone diverse che mi ricordavano l'appartenenza di Monti alla trilateral, Goldman-S. ....
D'accordo.
Oggi mi interrogo sul perché non mi spaventa più di tanto la sua figura di economista, schierato con banche e finanza, ovviamente senza entusiasmarmi!
Mi sono anche chiesta se il togliersi dalle palle del grande truffatore (e soprattutto di molti e molte suoi compagni/e di merenda, spero)  viene pagato troppo caro.
Sia B1, che B2 (nel senso di centrosinistra) sono determinati ad accettare la macelleria sociale che ci aspetta, Monti lo farà.
Anche le possibili soluzioni default pilotato, uscita dall'euro... che a dire la verità seguo in tutte le argomentazioni, ma non mi hanno del tutto convinta, non mi sembra trovino immediata applicazione pratica.
Neanche vedo serie opportunità politiche di cambiare a breve lo stato di cose presenti.
Allora visto che le strada appare temporaneamente segnata, preferisco un liberista puro, non un pasticcione che tende a incantare, un vero liberista (banchiere, economista... nudo e puro), che dimostri quanto il capitalismo di oggi sia determinato a  sostituirsi al ceto politico che fa operazioni di classe, nascondendosi dietro apparenze democratiche.
Così come da decenni sperimenta il resto del mondo- quello che non appartiene al nostro Occidente, che va a esportare la sua democrazia bombardando i popoli cretini.
Se l'avversario è individuabile è più facile anche organizzare il conflitto.
Se poi è un liberista puro, magari mette anche fine ai vari conflitti di interesse (non c'è solo Berlusconi, il suo è solo il macroscopico, ma ce ne sono decine di altri).
Inoltre non sottovaluterei il fatto che preferisco vedermi davanti e continuamente in televisione una persona distinta, che  un guitto rozzo e volgare.

venerdì 4 novembre 2011

Diario di scrittura

Recentemente ha scoperto che presso gli Inuit l'attribuzione di un sesso, e quindi del nome, ai/alle  neonati/e  non dipende dalla loro morfologia, perché ogni nato/a  è l'incarnazione di uno spirito di un/una defunto/a, spirito che quindi è maschile o femminile a seconda del sesso dell'antenato/a. Così con gran tranquillità uomini hanno nomi e spirito femminili e viceversa.
Questo ha fatto crollare in lui la credenza che la determinazione sessuale sia universalmente dipendente dalla conformità fisica di un individuo e non da da dispositivi storico sociali, e,  nello stesso tempo, lo ha liberato da gabbie immobilizzanti relative ai ruoli sessuali.

La donna è contenta tutto sommato di sé, di essere in pensione, anche se il lavoro le piaceva, di aver mantenuto ai propri occhi, ma non solo, quel fascino che l'ha accompagnata per tutta la vita -di bambina e poi di adulta- che le ha favorito reti e relazioni di amicizia con uomini e donne.

Diario di scrittura

Questi tre personaggi mi interpellano di continuo, non mi danno tregua, sono discreti/e, non urlano e non schiamazzano, ma aspettano che mi occupi di loro. Mi hanno chiesto di farli incontrare, ma io ho detto di no,  come si dice, l'unione fa la forza, e io non voglio che mi sovrastino.

Mi chiedono di confessare almeno qual è il o la mia preferita, ma io non voglio rispondere. Serpeggia però un dubbio  sia nell'uomo, che comincia a chiedersi se il fatto di trovarsi da solo rispetto a due donne sia casuale o volontario, che nella  la donna, che oscilla tra un sentimento di maternage nei confronti della più giovane e di invidia per la prospettiva di vita determinata dall'età, il dubbio che io preferisca Caterina. E' l'unica che ha un nome, un lavoro -uno di quelli fino a poco tempo fa riservato agli uomini-, è disinvolta, libera, con una buona autostima.
L'uomo è nell'età in cui ha perso la baldanza maschile, ma non ha ancora acquistato quella rassegnazione - conseguente all'indebolirsi delle forze fisiche e delle energie psichiche-  che lo porterà, in età  più avnzata, a ritirarsi in buon ordine di fronte al minimo conflitto con giovani uomini, illudendosi che la ritirata sia piuttosto frutto di una finalmente acquisita maturità.

03 11 2011

Individuati 3 personaggi:
1
uomo, ha una barca, abita a Genova, ha sessant'anni, single, non so se ha avuto grandi amori, ne vorrebbe uno.
Meticoloso, ama cucinare, non so ancora che lavoro fa.
2
donna, ha sessant'anni, è in pensione, femminista, un po' delusa dalle sue coetanee assatanate di potere, ha fiducia -ma anche un po' di invidia- per le giovani donne
Non si è legata per ragioni di carriera, è contenta, ma ogni tanto si chiede che cosa avrebbe potuto fare di diverso nella vita, d'altra parte chi è senza rimpianti?
3
Caterina è l'unica che ha nome, tra i 30 e i 40, master a Ginevra, lavora in una ditta di impianti idraulici, femminista, decisa, non ha percezione di discriminazioni di genere, generosa, ma oculata, ha molti amici, più che amiche, nessuna storoia d'amore importante, le piace viaggiare.

giovedì 3 novembre 2011

diario di scrittura

A prova evidente della mia difficoltà nei confronti di un diario, mi sorprendo oggi a scoprire una pagina di diario che avevo aperto agli inizi del mio blog, pagina che avevo dimenticato e oggi ho incrementato.

sabato 22 ottobre 2011

Autunno finalmente

Amo molto le mezze stagioni, primavera e autunno, e mi sono chiesta perché.
Mi sono data anche due risposte, per ora.
La prima di natura "psicologica": temo ogni irreversibilità, anche minima, in autunno e primavera non sei mai sicura, giorno dopo giorno, della stagione in cui ti trovi.
Un giorno di primavera può sembrarti piena estate, il successivo pieno inverno, così in autunno.
Questo significa per me un trasalimento che mi trasporta fuori, anche solo per un attimo, dalla realtà che vivo nel momento.
Credo che il mio amore per la narrativa, fin da piccola, e oggi anche per i film, sia dovuto molto alla possiibilità di evasione, mi sono sempre detta che leggendo mi pare di allungare la mia breve vita di umana, vivendone molte, distanti nello spazio e nel tempo.
L'altra spiegazione è più banale, e forse è quella giusta:: all'inizio dell'autunno cominciava la scuola (cominciava in ottobre) e io non vedevo l'ora, alle elementari poi i libri  mostravano disegni di uva, mele, pere, castagne, foglie secche, gialle, rosse, marroni, mi piacevano molto quelle figure piene di colori.
All'inizio della primavera cominciava il conto alla rovescia per finire la scuola, e io non vedevo l'ora, e il tempo coincideva anche con Pasqua, che per me significava disegni di campanule, piccole uova, agnelli, tutto dominato dal bianco, azzurro, rosa.
Ma, di gran lunga cosa più importante, significava una settimana al mare, con tempi e colori da inizio del mondo: mare celeste come il ciel , spiagge assolutamente deserte e, fino ai dodici anni, nonna.

lunedì 17 ottobre 2011

Pensandoci bene

Ho  sentito tre mattine fa alla radio l'intervista a una donna di sessant'anni che esprimeva tutto il disamore per "gli italiani" (dal che potrei dedurre che invece apprezza le italiane, ma so che non è così) colpevoli di aver ridotto il nostro paese in questo stato.
Mi ha colpito quando ha detto che fa tante cose nella vita, ma quello che le piace maggiormente fare è la nonna, la cosa che la rallegra di più .
Credo di non avere mai smesso di sentirmi figlia -visto che ho perso la madre presto-, sono stata madre conflittuale, e adesso nonna felice, nel senso che mi sembra che i/le nipoti  abbiano appunto  una funzione anti tristezza, questo allora deve essere un sentimento comune alle nonne e ai nonni, la mia unica nonna conosciuta mi ha lasciato quando ero ancora bambina.
Ora che ci penso non ho avuto, in età adulta, alcun modello né di madre né di nonna, zie poi non ho mai conosciute, tranne una, che viveva lontana e avrò visto tre o quattro volte in vita mia.
La mancanza di modelli non mi sembra mi abbia nuociuto più di tanto (o forse sì?), senz'altro non ho mai pensato che il mio destino sociale in vecchiaia sarebbe stato solo l'accudimento dei/delle nipoti, così come non  lo è stato la casalinghitutine.
Anzi ho fieramente combattuto questa dimensione come  priorità delle donne, destino "naturale" dell'essere femminile, che riesco ad accettare solo se è frutto di una scelta individuale, libera e consapevole e non frutto di costrizioni esterne o vincoli interiori.
Tralascio ogni considerazione di opportunità -per il sistema a base capitalistico-patriarcale- di avere a disposizione grandi quantità di donne sulle quali scaricare i costi e le fatiche della cura di persone, ambienti, oggetti.
Proprio qualche tempo fa una mia amica, fine analista della nostra società, mi chiedeva quanto la persistenza dei modelli di organizzazione del lavoro e della "soluzione privata" nei confronti della cura sia  da addebitarsi alla "generosa dedizione di noni e nonne".
Generosa dedizione di donne e uomini? 
E qui mi si apre la contraddizione: è vero che così si sostiene in qualche modo la divisione patriarcale capitalistica del lavoro, ma  il piacere e la gioia di farlo quanto contano?
Come se ne esce? 
Non certo secondo il modello principe di lotta operaia degli ultimi duecentocinquant'anni: sciopero, blocco della (ri)produzione, per non parlare del sabotaggio (di luddistica memoria), e di altre forme di lotta.
Negli anni Settanta i collettivi femministi padovani misero a punto analisi molto  sofisticate della cura, della funzione delle donne nel privato e nel sociale, dell'accumulazione capitalistica  basata sullo sfruttamento del ruolo femminile nelle società, ma la parola d'ordine: "sciopero del lavoro domestico" non passò, non solo per una questione di sentimento di "abnegazione" interiorizzato, ma perché le prime a essere colpite da questa forma di lotta erano proprio le donne, che nelle case ci vivevano, che mangiavano ciò che cucinavano, che riordinavano i luoghi nei quali vivevano insieme alle altre e agli altri.




giovedì 6 ottobre 2011

Diario

Mi piace il termine, non ho mai tenuto un diario in vita mia, anche se  nell'età canonica -adolescenza- ho provato più volte.

La pagina bianca di un quaderno ha sempre esercitato un fascino particolare (da piccola giocavo con mia sorella a fare la maestra, davanti a un quaderno che funzionava da registro, destino!!!, lei era la classe, forse da lì è iniziato il suo disamore per la scuola).
Ma davanti alla pagina bianca mi assaliva il crampo dello scrittore, pur senza esserlo ancora.
In realtà cominciavo a pensare a come farlo bene: scrivere tutto quello che mi succedeva,  quello che pensavo, che facevo durante un periodo, una giornata, mi sembrava una palla immane, e ero inoltre sicura che non avrei mai avuto la costanza necessaria a scriverlo quotidianamente.
Usarlo come brogliaccio di idee? per che cosa, se non sapevo ancora che cosa mi interessava realmente, a parte la lettura, il mondo affascinante che permetteva un'evasione in luoghi, tempi e vite diverse dalla mia.

Le mie fantasie poi erano eccitanti se vissute nella mente, sulla pagina risultavano immiserite fino alla banalità.
Come luogo di sfogo emotivo poi, non mi è mai neppure venuto in mente, per quello mi bastavano appunto le mie fantasie: storie immaginarie, con me eroica protagonista, ma sempre in veste maschile, i ruoli femminili non mi sembravano interessanti perché a mio parere non permettevano grandi azioni.