giovedì 17 settembre 2026

lettura di Nino Iacovella di Scorze

Cattedrali, Adriana Perrotta Rabissi

 

 

 

Scrittori, narratori e poeti alle prese con la pagina bianca

Rubrica di Nino Iacovella

 

 

Ricevo circa due anni fa da Adriana Perrotta Rabissi il suo esordio letterario in forma di libro, in autopubblicazione: un libro convincente e solido, composto da racconti e pagine di critica letteraria precedentemente diffusi attraverso i litblog. Ho selezionato due racconti che attestano la qualità della scrittura dell’autrice, che invito a leggere.

Peccato che il genere in Italia non abbia lo stesso appeal che ha in altri Paesi, soprattutto negli USA, dove da sempre i grandi scrittori si sono cimentati anche con la narrativa breve. E ancor più nel periodo della scrittura postmoderna.

La narrativa breve, per me, ha sempre rappresentato una scuola di altissimo livello, che mi ha rivelato alcuni dei grandi maestri della scrittura. Un genere intermedio tra il romanzo e la poesia, con la quale condivide la densità della struttura e i finali, che devono arrivare sempre al momento della massima tensione: il climax.

Una poesia o un racconto, se sbagliano il finale, possono compromettere tutta la costruzione, come un castello di carte dove l’ultima carta viene appoggiata male e crolla tutto. Il romanzo, se chiude male, tiene: certo, delude il finale, ma il resto rimane comunque in piedi.

Nella sintesi, la struttura di un racconto tiene conto di una rigida armonia tra le parti. Lo sbilanciamento è più evidente. Dalle micronarrazioni di Manganelli (Centuria) a quelle di Régis Jauffret (Microfictions), fino alle più articolate di Flannery O’Connor, Raymond Carver o Alice Munro, si possono intravedere la perizia tecnica e stilistica, lo sviluppo della tensione, la bellezza e la potenza del motore narrativo e della sua ultima impennata.

E dico l’ultima citando il grande psicologo cognitivo Jerome Bruner, il quale riteneva che, in fondo, per gli esseri umani, la vita non fosse nient’altro che un racconto. E così penso lo sia anche per Adriana.

N.I.

 

Il libro è composto da racconti e letture critiche di opere di autrici che ho particolarmente amato, verso le quali mi è scattata la complicità di pensieri e emozioni. Le ho definite scritture antipatiche perché restano di nicchia, malgrado il loro valore; sono molto apprezzate da estimatori e estimatrici, ma non tutte raggiungono il successo di pubblico che meriterebbero, forse perché non prevedono per la lettrice o il lettore alcun momento di godimento sentimentale o estetico, procedono invece incalzanti nei loro orizzonti feroci di senso. Si avvicendano pertanto due scritture di genere letterario diverso, dettate da un incontro di voci, suggestioni, sentimenti filtrati attraverso la mia esperienza di vita e di pensiero.Un’immagine, una parola, una sensazione, un concetto, un sentimento positivo o negativo espressi nei romanzi sono risuonati in me spingendomi a scrivere dei racconti, una necessità di incorporazione e restituzione sotto altra forma.La loro stesura è avvenuta quasi contemporaneamente alle letture, accomunate da una dimensione velatamente autobiografica vissuta, immaginata o sognata.

Adriana Perrotta Rabissi

 

Distorsioni

   Impegnata a sistemare nel bagagliaio dell’auto una scatola tra valigie, sacche e borse, non si accorge dell’uomo fermo dietro di sé, immobile tranne che per il pomo d’ Adamo che sale scende in modo rapido. Si volta con un breve sorriso accompagnato da uno sguardo interrogativo, l’uomo si riscuote e passa oltre, senza parlare, come preso da urgenza.

   Tra una divagazione della mente e l’altra ripensa a quando ha rischiato di esporsi a sguardi indiscreti per quell’ azzardo sporadico, oscillante tra spavalderia e ritegno, di girare in minigonna senza slip. Ma forse l’ha immaginato, o l’ha sognato

   Al lavoro non ama distrazioni che non siano l’abbandono al fiume sotterraneo di pensieri-emozioni nel quale immergersi e nuotare, ogni tanto.

   Si racconta storie delle quali è protagonista, sorride o rabbrividisce durante la narrazione. Nessun disturbo o interruzione.

   Dall’esterno. osservandola attraverso il vetro opalescente dell’ufficio, sembra si stia svolgendo qualcosa che non può essere interrotto.

   Quando riemerge constata con soddisfazione di aver ampliato per qualche tempo l’arco di vita.

   Desidera con forza essere apprezzata, un po’ temuta anche, a volte si chiede quanto influisca sull’ ammirazione che ricerca con meticolosità l’aspetto fisico, o l’intelligenza esibita senza arroganza, la cortesia dimostrata nelle relazioni anche occasionali, la competenza nel suo lavoro.

   Non sa se preferisce gli uomini o le donne.

  Nuota nell’acqua trasparente e calda, quasi immobile, sul fondo un giardino con fiori dai colori accesi; peccato per quel portone di vecchio legno, poggiato sul mare, largo quanto l’orizzonte, che impedisce il passaggio.

   Sa che dall’altra parte ci sono persone che vorrebbe raggiungere, soprattutto una, di cui sente la voce, ma non trova un varco.

  Teme che il mare aperto sia mosso, e indugia al di qua del portone.

  Al risveglio si rammarica.

 

Scorza

   L`aveva conosciuta durante una gita scolastica al Museo del Deserto a Tucson, un`ora di viaggio in autobus, una breve sosta all`ingresso e poi via tra sentirci costeggiati da jumping cholla grande il divertimento di fronte agli sforzi di turisti imprudenti alle prese con i ciuffi spinosi e dispettosi di quei cactus, all’ini- zio ridevano, dopo un po’ rimanevano sconcertati dal fatto d non riuscire a scuoterli via dalla stoffa, più si agitavano e più si riempivano, infine spazientiti e allarmati si guardavano le mani doloranti, piene di invisibili spini

    L’unico momento noioso della mattinata era previsto fosse la conferenza sui rettili nella sala grande del Teatro del Museo, tappa obbligata del viaggio di istruzione; invece, il Mostro di Gila l’aveva incantato.

   Appoggiato sul banco, molestato dal bastone brandito dalla erpetologa, che sollecita i suoi lenti movimenti. lo rivoltava, lo pungolava per mostrare a un pubblico per metà affasci- nato e per metà disgustato la potenza delle mascelle, la lunghezza degli artigli arcuati, le squame della scorza dai brillanti colori aposematici, nero e giallo, con sfumature arancio.

   Il Mostro così inerme di fronte a chi sghignazzava, chi mostrava orrore, chi lo irrideva, gli aveva fatto pena.

   Gli risuonarono nelle orecchie per giorni le parole della donna che aveva illustrato la pericolosità del veleno, la potenza dei denti incurvati. che si incastrano nella carne della vittima senza che si riesca a allentare il morso, il numero di persone morte per il veleno e quelle sopravvissute perché curate in tempo, ma a lungo in preda a atroci dolori

   Caratteristiche che aveva elencato con un po’ troppa enfasi, a suo giudizio.

   Ne aveva parlato in casa, l’unico che l’aveva ascoltato con attenzione era stato il nonno, che ricordava i racconti sentiti da bambino dai vecchi della riserva nella quale era nato e cresciuto, storie popolate da Mostri di Gila che sputavano veleno contro i malcapitati che li incontravano, che uccidevano con il respiro chi passava accanto a loro senza accorgersi della presenza su un albero. sotto un cespuglio, dietro un cactus.

   Ne aveva studiato sull’Enciclopedia il nome scientifico, Heloderma suspectum, l’habitat, le abitudini di vita, aveva scoperto con quante esagerazioni e inesattezze fosse stato presentato al Museo un animale timido, che sta spesso nascosto, difficile da incontrare se non di notte o di mattina presto. Non risultavano neppure persone morte a causa del suo veleno, unica verità il dolore acutissimo che provoca e lo stato di intossicazione che richiede terapie tempestive e intensive in ospedale. Negli anni si era convinto che il Mostro del Museo fosse un esemplare femmina, qualche volta immaginava che fosse fuggita dall’or- rida erpetologa e si fosse rifugiata nel deserto circostante.

   Aveva fantasticato di andare a rintracciarla, poi le vicende della vita l’avevano distolto dal proposito.

  Infine, vecchio e malandato, ormai in pensione, decise di inoltrarsi nel deserto intorno a Tucson, luogo consueto di passeggiate, scampagnate, biciclettate, prima con i compagni di scuola, poi con figli e infine con nipotini, per vedere almeno un esemplare fuori di cattività.

   Scelse una mattina molto presto, si mise grossi scarponi, cappello, guanti e giacca di pelle, si armò di un robusto bastone per estrema difesa, abbandonò i sentieri e le vie principali, consigliati dalle guide turistiche, per inoltrarsi tra cespugli, rocce e saguari, luoghi sempre accuratamente evitati fino ad allora.

   Circondato dal silenzio, rotto da qualche fruscio e sibilo. cammina circospetto rischiando di inciampare in qualche radice affiorante dal terreno, di scivolare su un masso poco stabile, si azzarda perfino a scostare qualche grossa pietra, con grande circospezione, malgrado l’ora quasi antelucana non incontra nessun Mostro.

   Stanco, deluso e affamato, si siede su una roccia per giare il panino prima di tornare a casa, al momento di rialzarsi man- cerca con la mano il bastone che ha appoggiato per terra accanto a sé e viene colto da un dolore acuto, per mangiare si e tolto i guanti. distrattamente non se li è rimessi per prendere il bastone.

   Il dolore si irradia immediatamente in tutto il corpo, un grosso Heloderma suspectum ha tra le mascelle metà del Suo polso.

   Per sua fortuna i figli l’hanno quasi costretto a indossare un dispositivo salvavita, con localizzatore incorporato e pulsante collegati all’ospedale e ai propri cellulari, non ne voleva sapere all’inizio, ma ultimamente era necessario premunirsi contro la perdita di conoscenza, in caso di coma diabetico improvviso.

   Spingere il pulsante collegato all’ospedale fu l’ultimo gesto prima di crollare svenuto per lo spavento e il dolore.

   Si risvegliò dopo tre giorni in terapia intensiva, anche se aveva camminato a lungo fuori dei sentieri si era aggirato senza accorgersene in un’area prossima all’ingresso, i soccorsi dall’ ospedale erano giunti in pochi minuti.

   Al momento della dimissione il medico del reparto. che nei giorni di degenza l’aveva sottoposto ai controlli periodici, gli disse che inspiegabilmente risultava guarito completamente da diabete.

   Non riuscivano a capacitarsene, ma gli consigliavano di controllare con regolarità la glicemia, per vedere se fosse uno stato occasionale o permanente.

   Allora ricordò improvvisamente che nei racconti del nonno. accanto alle storie spaventose dei Mostri di Gila assassini, ce ne erano altre che invece narravano dei loro poteri terapeutici, poteri sciamanici. che a volte esercitavano misteriosamente.

 

 

Adriana Perrotta Rabissi è scrittrice e saggista. È stata docente di Letteratura italiana e Storia nelle scuole superiori. Si occupa da anni di letteratura femminile, femminismo e rapporto tra lingua e rappresentazione delle donne. Ha collaborato con riviste e litblog e pubblicato saggi e studi sulla scrittura delle donne. Nel 2024 ha raccolto in Scorze racconti brevi e testi di critica letteraria, intrecciando narrativa, lettura e memoria.

 

lunedì 20 aprile 2026

Scorze. Racconti letture pensieri


Scorze * nasce da un incontro di voci, suggestioni, sentimenti filtrati attraverso la mia esperienza di vita e di pensiero.

 

Presenta la singolarità di unire due scritture di genere letterario diverse, una serie di racconti brevi e una sequenza di letture personali di opere di scrittrici verso le quali mi è scattata la complicità di pensieri e emozioni.


Le ho definite scritture antipatiche, perché restano testi di nicchia malgrado il loro valore,

perché per nulla compiacenti nei confronti di chi legge, non prevedono alcun momento di godimento sentimentale o estetico, procedono nei loro orizzonti feroci di senso.


Un’immagine, una parola, una sensazione, un concetto, un sentimento positivo o negativo espressi dalle scrittrici sono risuonati in me spingendomi a scrivere dei racconti, una necessità di incorporazione e restituzione sotto altra forma.

 

Scritture le mie quasi contemporanee alla lettura, in una  una dimensione velatamente autobiografica vissuta, immaginata o sognata.

 

Il mio incontro con il femminismo, svolta sconvolgente  nella mia vita, ha comportato la necessità di scrivere, all’inizio prevalentemente saggi con il maturare di consapevolezze politiche, negli ultimi tempi soprattutto racconti, in un’ottica introspettiva mascherata.


* Scorze, 2024, acquistabile su Amazon e ordinabile in libreria.

giovedì 26 febbraio 2026

Noterelle sparse. Lo stato delle cose.

1) Da due giorni è stato emanato il nuovo Decreto Sicurezza che con il «fermo preventivo» permette alle forze dell'ordine di trattenere per un massimo di dodici ore persone sospettate di essere pericolose in contesti di manifestazioni o eventi pubblici, senza che sia stato commesso alcun reato.

Ne hanno fatto le spese alcune/i  ambientaliste/i che protestavano davanti al teatro di Sanremo esponendo striscioni contro gli sponsor ENI e Costa Crociere, definite  aziende fossili. 

Tredici persone sono state portate via dalla polizia, sulla base del sospetto che avrebbero potuto compiere qualche reato, rilasciate dopo sei ore con multe e fogli di via per avere espresso pacificamente il proprio dissenso  rispetto a scelte ambientali.

Procedere contro persone sospettate di commettere possibili reati comporta una alta dose di arbitrarietà, tipica dei sistemi politici  autoritari.


2) Decreto sicurezza e legittima difesa, inizialmente previsto per le Forze dell'Ordine,  poi esteso a tutta la cittadinanza, vale a dire iscrizione in un registro separato se si commette reato "in presenza di una causa di giustificazione". 

La valutazione dipenderà comunque da un PM, la procedura prevede l'archiviazione nell'arco di  di trenta-centoventi giorni, a seconda della complessità degli atti di indagine da compiere se il PM non ravvisa ragioni per iscrivere nel normale registro delle indagini gli imputati.  

Finché i PM saranno completamente liberi da pressioni indebite non ci sono problemi, ma la riforma della giustizia proposta sembra presentare qualche modifica in merito.


3) Separazione delle carriere, creazione di due CSM, sorteggio delle/degli appartenenti, queste disposizioni sono ritenute da giuriste/i, magistrate/i, avvocate/i suscettibili di limitare l'indipendenza dei PM.  

Comportano inoltre la modifica di alcuni articoli della Costituzione, che aveva voluto garantire l'indipendenza di ciascuno dei tre poteri dello Stato.


4) Con la scusa della lentezza della Giustizia, il nostro impareggiabile ministro parla già di  modificare la obbligatorietà dell'azione penale, sancita dall'articolo 112 della Costituzione, che verrebbe sostituita da priorità stabilite annualmente dal Ministro della Giustizia,  previa approvazione del Parlamento.

Quattro passaggi verso i quali il Governo sembra procedere a tappe forzate. 

Tanta fretta per ottenere questi obiettivi concatenati l'uno all'altro fa sospettare, questa volta sì, che si intenda procedere prima che siano chiare a tutte, tutti e tutt* le derive autoritarie del Governo.

martedì 25 novembre 2025

Il patriarcato è vivo e lotta contro di noi

Il  ritornello che insegnando a rispettare le donne educando all' affettività e dando vita alla  "parità di genere", si abbatte il patriarcato ci sommerge ogni volta che si rende nota una discriminazione nei confronti di donne, una molestia sessuale più o meno grave, un'aggressione fino al femminicidio.

Oggi 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne   il Presidente della Repubblica ha rivolto un accorato appello perché si  raggiunga la parità di genere.

Peccato che il patriarcato, con le sue conseguenze peggiori tra le quali la misoginia, non sia semplicemente un antico fenomeno culturale, ma la struttura fondante della nostra società, che si articola in credenze, attese, paure, desideri, fantasie, più o meno consapevoli, un ordine materiale e simbolico  che  assegna  alle donne la sfera sessuo-affettiva come disposizione naturale, essenza della femminilità, e non una posizione storicamente determinata, 

Su questa base la relazione donne uomini si è storicamente  costruita sullo scambio sessuo-economico in tutte le forme nelle quali lo conosciamo e  con tutte le modificazioni indotte dalle trasformazioni dei costumi nel corso del tempo.

Pertanto il problema del patriarcato non si risolve solo culturalmente, anche se affrontandolo da questo aspetto si riesce in qualche modo a limitare i danni per le donne concrete, bensì disarticolandolo alla radice.

Le donne non sono per natura portate a prendersi cura di persone, animali, ambienti, oggetti, ma lo sono per la dimensione nella quale sono state storicamente collocate dagli uomini.

Le più comuni argomentazioni udite in questi giorni per contrastare la violenza degli uomini sulle donne variano da:

solo un lavoro sicuro e dignitoso (che in tempo di ordoliberismo non c'è neppure per maggior parte degli uomini) rende le donne libere e indipendenti. Si trascura il fatto che lavoro di cura gratuito, necessità assoluta dell' attuale sistema produttivo, è  appannaggio soprattutto di donne e di qualche migrante uomo, nel tempo di una dissoluzione graduale di ogni residuo di welfare, il che condiziona le scelte di vita. 

Il femminismo della seconda ondata è nato proprio contro il concetto di emancipazione, cioè di ingresso delle donne nel sistema socio-economico-culturale vigente, con il risultato di emendarlo nei suoi aspetti più feroci e ingiusti.

È il sistema che va cambiato.

All'altra argomentazione più recente, esaltata per la raggiunta unanimità di forze politiche e sociali, vale a dire la  proposta di legge contro lo stupro, che prevede  il consenso preventivo all'atto sessuale. 

Un consenso scritto? Registrato? Basta solo orale,? E chi lo afferma? 

Commenta una mia amica avvocata: A chi spetta l'onere della prova?

Non conosco nei particolari la proposta, ma non mi convince per nulla, un consenso,  nelle relazioni di amore, amicizia, lavoro, sfruttamento....., si impone, si sollecita con lusinghe o false promesse, si estorce con minacce.

Gertrude diede il consenso a diventare monaca.
Lo lessi a nove anni la prima volta e mi rimase sempre in mente.

Le donne,  la solita specie da proteggere in un mondo  geneticamente" costituito!!!!

Non ci siamo.






venerdì 31 ottobre 2025

Una riflessione di Woolf quanto mai attuale

 

Per secoli le donne hanno avuto la funzione di specchi dal potere magico e delizioso di riflettere la figura dell’uomo ingrandita fino a due volte le sue dimensioni normali. Senza quel potere la terra forse sarebbe ancora tutta giungla e paludi. Le glorie di tutte le nostre guerre sarebbero sconosciute. Staremmo ancora a graffiare la sagoma di un cervo sui resti di ossa di montone e a barattare selci con pelli di pecora o con qualsiasi semplice ornamento attraesse il nostro gusto non sofisticato. Non sarebbero mai esistiti Superuomini o Figli del Destino. Lo Zar o il Kaiser non avrebbero mai portato corone sul capo né le avrebbero perdute. Quale che sia l’uso che se ne fa nelle società civili, gli specchi sono indispensabili ad ogni azione violenta od eroica. E’ questa la ragione per la quale sia Napoleone che Mussolini insistono con tanta enfasi sulla inferiorità delle donne, perché, se queste non fossero inferiori, verrebbe meno la loro capacità di ingrandire. Ciò serve a spiegare in parte la necessità che tanto spesso gli uomini hanno delle donne. E serve anche a spiegare perché gli uomini diventano così inquieti quando vengono criticati da una donna; e come sia impossibile per una donna dire loro questo libro è brutto, questo dipinto è debole, o qualunque altra cosa, senza procurargli molto più dolore e suscitare molta più rabbia di quanta non ne susciterebbe un uomo che facesse la stessa critica.Perché se lei comincia a dire la verità, la figura nello specchio si rimpicciolisce; la capacità maschile di adattarsi alla vita viene sminuita. Come farebbe lui a continuare ad emettere giudizi, a civilizzare indigeni, a promulgare leggi, a scrivere libri, a vestirsi elegante e pronunciare discorsi nei banchetti, se non fosse più in grado di vedere se stesso, a colazione e a cena, ingrandito almeno due volte la stessa taglia? A questo pensavo, mentre riducevo il pane in briciole e giravo il caffè e di tanto in tanto guardavo la gente che passava per strada.
Virginia Wolf
da Una stanza tutta per sè".

sabato 29 marzo 2025

Di chiacchiere e di altro, 2

 La radicalità del femminismo degli anni Settanta è stata colta subito  da uomini attenti al sociale e ai mutamenti che maturavano, studiosi che non si facevano distrarre dagli aspetti più superficiali e pittoreschi del movimento,  riportati dai giornali con intenzioni svalorizzanti.

Scrive Marcuse nel 1974 (Marxismo e femminismo): 

“Le potenzialità, gli obiettivi del movimento di liberazione delle donne si spingono... in regioni impossibili da raggiungere nel quadro del capitalismo, e di una società di classe. La loro realizzazione richiederebbe un secondo livello, nel quale il movimento trascenderebbe il quadro nel quale si trova ora ad operare. In questo stadio, ‘al di là dell’uguaglianza’, la liberazione implica la costruzione di una società governata da un differente principio di realtà, una società nella quale la dicotomia costituita tra il maschile e il femminile è superata nei rapporti sociali e individuali tra esseri umani”

 Pietro Ingrao 1978, conversando con Rossanda in una trasmissione di Radio tre:

".. affrontare le questioni dell’emancipazione femminile comporta affrontare punti di fondo dell’organizzazione della società in generale. Ti faccio un esempio: se vuoi affrontare davvero il rapporto donna/uomo, devi investire caratteri e dimensioni dello sviluppo, occupazione, qualità e organizzazione del lavoro, fino allo stesso senso del lavoro. Contemporaneamente – ecco dove la dimensione diventa diversa – vai a incidere sulle forme di riproduzione della società, sul modo di concepire la sessualità, i rapporti di coppia, i rapporti tra padri e figli, l’educazione, il rapporto tra passato e presente, forme e natura dell’assistenza, eccetera. Cioè una concezione storica, secolare del privato, tutta una concezione delle stato, tutto il rapporto tra stato e privato (…)"

Nel frattempo studiose in tutti i campi del sapere, filosofe, ricercatrici, sociologhe, epistemologhe, scienziate, economiste, psicologhe, teologhe...  affrontavano l'analisi delle radici storiche della asimmetria sociale, politica, economica, culturale tra donne e uomini, collettivamente e individualmente, producendo un ricco patrimonio di conoscenze, consapevolezze, teorizzazioni.

L'apertura del conflitto sociale, politico e culturale generato dalla la nuova coscienza delle donne ha dato luogo a percorsi di lotta differenti tra loro e a volte contrastanti.

Riporto queste due riflessioni di intellettuali uomini prima di tutto perché siano conosciute, poi perché leggo costantemente articoli pieni di fraintendimenti e confusioni: si confonde il femminismo con l'emancipazionismo, bersaglio polemico fin dai primi tempi, volto a conseguire per le donne in ottica paritaria successi e privilegi finora esclusivi degli uomini, senza mettere in discussione la struttura portante della dissimmetria. 

Nei casi più reazionari si arriva a paventare una inversione dei ruoli tra dominanti e dominati, una situazione nella quale gli uomini sarebbero discriminati nel sociale per favorire le donne.

Analisi più raffinate avvertono che l'accento posto sui diritti civili e la frammentazione che ne consegue sarebbe diventata stampella per il sistema produttivo attuale con l'individualismo consumistico.

Ma il femminismo non si è mai risolto  in rivendicazioni in ottica  di emancipazione individuale e/o collettiva a prescindere dal contesto generale nel quale si vive e si opera, per questo ogni ipotesi di reale liberazione delle donne  dai vincoli opposti alla piena autorealizzazione  di ciascuna comporta necessariamente la liberazione di tutti gli altri, a causa dell'intreccio che lega  tutte le componenti umane nella vita sul pianeta.

La divisione ipotizzata all'origine  tra attitudini degli uomini e attitudini delle donne ha determinato due sfere distinte di esperienza di vita e di pensiero, nelle quali sono stati confinate sia le donne che gli uomini, ciascuno nella propria area di competenza, con possibilità di incursioni nell'altra  incoraggiate o ostacolate a seconda delle esigenze generali.
 
Divisione considerata naturale, e non storicamente determinata, in  grado di mantenere l' ordine simbolico e materiale fondato sullo scambio sessuo-economico, da quale derivano altre forme di dominio  che ancora sperimentiamo e messe a profitto dai vari sistemi sociali e culturali che conosciamo nel tempo e nello spazio.

Gli strumenti materiali e  concettuali alla base della nostra convivenza sul pianeta sono stati costruiti sulla base di quella concezione, che ha permeato di sé mentalità fantasie, angosce, immaginazioni, speranze, paure sedimentate nella nostra interiorità di donne e uomini.

Per questo è così difficile, lento, faticoso il tentativo di modificarli alle radici,  mettendo in discussione priorità di valori ritenute naturali e quindi inconfutabili.

Se il continuo richiamo alla  formulazione di ipotesi di convivenza civile e democratica  adatte a  contrastare il crescente autoritarismo e bellicismo non parte prima di tutto dalla messa a tema  delle "forme di riproduzione della società, del modo di concepire la sessualità, i rapporti di coppia, i rapporti tra padri e figli, ...." (Ingrao '78) ogni tentativo di reale mutamento della situazione  attuale di sfruttamento di persone, ambienti,  popoli, terre animali cose è destinato a infrangersi  su motivazioni apparentemente incontestabili.






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lunedì 24 marzo 2025

Di chiacchiere e di altro

Chiacchiera, definizione del Dizionario:

"Conversazione protratta più o meno a lungo, per passatempo o come sfogo a considerazioni e pensieri frivoli o banali oppure malevoli."

Agli inizi del femminismo, negli anni Settanta, quando si tentava di spiegare che cosa fossero le riunioni di presa di coscienza, maturate  in breve tempo in riunioni di "autocoscienza", si specificava che non si trattava delle solite chiacchiere di donne al mercato, ai giardini,  davanti alle scuole, luoghi frequentati dalle donne e legati al perimetro di attività di vita e di pensiero di molte, con il correlato di sfoghi, lamentele, consolazioni reciproche in situazioni di vita materiale e simbolica che risultavano simili tra loro, ma appunto di analisi di sé in relazione al mondo nel suo complesso, non solo in relazione agli uomini. 

Negli ultimi cinquant'anni molto è cambiato, l'ambito di vita e esperienza delle donne si è allargato a tutti gli aspetti e settori della società, il che comunque non esclude l'esercizio della chiacchiera tradizionale, anche se non  è più l'unica forma di comunicazione tra donne.

Tutte noi vecchie abbiamo sperimentato  da piccole la noia di assistere accanto alle nostre madri alle chiacchiere con amiche, alle loro lamentele, che in qualche caso hanno scatenato dentro di noi desideri di  riscattare da adulte la loro figura interiorizzata. 

A questo riguardo mi tornano alla mente certe considerazioni di V. Woolf in merito alla scrittura delle donne :
"...poiché un romanzo ha questa corrispondenza con la vita reale, i valori che lo animano sono entro certi limiti gli stessi della vita reale. Ma è ovvio che i valori delle donne molto spesso differiscono da quelli che sono stati inventati dall'altro sesso; è naturale che sia così. Eppure sono i valori maschili a prevalere. Parlando grossolanamente, il calcio e lo sport sono 'importanti', il culto della moda, acquistare vestiti sono 'frivolezze'... Ecco un libro importante, pensa il critico, perché parla di guerra. Quest'altro invece è un libro insignificante perché ha a che fare con i sentimenti delle donne in un salotto."*

Woolf continua a analizzare la posizione delle scrittrici in conflitto tra lo scrivere come scrivono le donne, rimanendo fedeli a se stesse, quindi sorde alle voci ostinate che volevano insegnare loro come scrivere e come pensare, o scrivere come scrivono gli uomini.

Abbandonando la prospettiva letteraria di Woolf, la sua osservazione coglie un punto fondamentale, la gerarchizzazione fatta dagli uomini  di valori da loro 'inventati'- calcio e guerra- ritenuti "naturali "e "universali' contrapposti a sentimenti, aspetti del lavoro casalingo, di cura di persone, animali, ambienti, oggetti. Argomenti secondari, anche se sono quelli che permettono il proseguimento della vita umana e animale.  

Allora ripensando ai nostri discorsi degli anni Settanta  è chiaro che la critica che rivolgevamo non era ai valori in sé, quanto all'accettazione -spesso forzata-  della gerarchizzazione e delle convinzioni che questi valori veicolavano: la costrizione delle donne nella sfera prioritaria, perché 'naturalmente femminile', della cura delle funzioni materno-seduttiva, con la libertà di prendersi rivincite  nell'ambito degli affetti, senza sottoporre a analisi e mettere in discussione il dato dello scambio sessuo-economico alla base della relazione e responsabile del  dominio degli uomini sulle donne. 

Lo stato delle cose è per fortuna modificato rispetto allo scenario del quale parla Woolf, 1929, Inghilterra, nucleo della cultura e della società emancipata del nostro Occidente, ma la sua riflessione continua a essere purtroppo quanto mai preziosa. 

* Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé, Milano, 1995, Mondadori