lunedì 13 febbraio 2012

Per una nuova convivenza tra donne e uomini


Rimango sempre un po' stupita nel constatare come  sia difficile cogliere una delle caratteristiche più attraenti di certi blog, vale a dire la possibilità di scambiarsi informazioni su temi specifici, che ci permettano di ampliare le nostre conoscenze, necessariamente limitate, relative alla nostra esperienza di vita e studio. Eppure, tranne qualche lodevole eccezione, spesso si spreca uno spazio, che potrebbe essere prezioso, per ripetere ossessivamente le proprie ragioni, frustrazioni, delusioni, che magari affondano  in esperienze dolorose dirette, e quindi hanno uno statuto di "verità", almeno nel proprio vissuto, ma che vengono immediatamente generalizzate alla totalità dei soggetti chiamati in causa.
Quindi, partendo dalla mia esperienza personale del femminismo, parola esecrata in molti blog da uomini come da donne, dico che per me significa ricerca dei vincoli esterni (di natura culturale e sociale) e delle schiavitù interioropposte a una piena realizzazione di sé, delle donne in prima istanza, ma anche degli uomini (a patto che si interroghino sulle caratteristiche dell'educazione alla mascolinità); ricerca delle complicità, consapevoli e inconsapevoli, maschili e femminili, con un ordine del discorso che induce discriminazioni, permette prepotenze e violenze; ricerca di rifondare una nuova relazione di convivenza tra donne e uomini, e di conseguenza, tra donne e donne, e uomini e uomini. 
Tempi e lavoro lunghi, che non ammettono scorciatoie, e richiedono soprattutto la disponibilità a mettersi sotto critica continuamente.
I rapporti tra donne e uomini per molte/i sono o all’insegna della complementarità -due realtà entrambe mancanti che si completano a vicenda- o della contrapposizione -più o meno violenta-, è proprio questo lo stereotipo messo in crisi dal femminismo, che è partito con il chiedersi che cosa comporta per le donne e per gli uomini questo impianto polarizzato, su cui si fonda e si è fondata gran parte della nostra cultura e della nostra società; quindi ridurre ogni tematica alla contrapposizione uomo donna, con relativa valorizzazione di un polo e svalorizzazione dell’altro è fare il contrario del femminismo, così come esaltare un'unità armonica degli opposti, come se fosse possibile un rapporto paritario tra due soggetti non autonomi, e quindi a rischio di dipendenza reciproca.

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