venerdì 24 febbraio 2017

Lo sciopero internazionale dell'8 Marzo è già un successo



Prima ancora della sua attuazione lo Sciopero Internazionale dell'8 Marzo è già un successo, indipendentemente dal numero di donne che vi aderiranno, indipendentemente dal valore simbolico, molto alto, di cui è portatore, il successo sta nella quantità e soprattutto nella qualità e profondità delle analisi e nella ricca articolazione delle proposte emerse nei vari incontri e assemblee preparatorie in Italia e negli altri paesi.

Limitandoci alla realtà italiana a questo indirizzo, https://nonunadimeno.wordpress.com/portfolio/tavoli-tematici/ si possono trovare i rapporti degli otto Tavoli tematici dell'Assemblea del 4-5 febbraio a Bologna; basta dare loro un'occhiata per rendersi conto dei contenuti teorici e pratici elaborati dalle partecipanti ai vari Tavoli, che credo non potranno essere d'ora in poi più ignorati o trascurati, dato il livello di consapevolezze raggiunto.

Il lavoro messo in piedi con tanto impegno darà frutti ben oltre la data dell'8 Marzo, grazie ai contatti consolidati in questo arco di tempo.

Quello che mi sembra si possa cogliere nelle elaborazioni proposte ai Tavoli è la realtà incontestabile di un patrimonio femminista ormai consolidato negli anni, arricchito dalle riflessioni e dalle esperienze più recenti, portate avanti in tutti gli ambiti della vita pubblica e privata delle donne, e nei settori della produzione e della riproduzione.

Mi riferisco ad esempio all'affermazione di un'economista femminista, Antonella Picchio, che porta avanti il discorso nella sua produzione teorica da decenni:

"La produzione non si regge senza una massa di riproduzione che supera il pagato, la riproduzione è il grande aggregato del lavoro".

Non c'è bisogno di aggiungere altro! E' un'evidenza che non si vuol vedere!!

Non a caso tutta l'attività di riproduzione è stata definita dal sistema patriarcale attitudine naturale delle donne, tratto costitutivo della femminilità, e quindi il campo della loro realizzazione primaria.

Questo aspetto è stato comunque interiorizzato da donne e uomini, ha formato le soggettività, anche se è stato contestato in faticosi percorsi di vita individuale, perché costituisce la base del nostro sistema culturale, base sulla quale si sono costruiti tutti i discorsi scientifici e disciplinari, i valori, le fantasie, le aspettative sociali, le paure, i sentimenti e le emozioni.


Così è difficile anche per noi donne uscire dal discorso patriarcale, perché non esiste un' autenticità femminile incontaminata, ci siamo organizzate, nei millenni del patriarcato, in funzione o complementare o contrastiva con il "maschile".


Un esempio della conflittualità e contraddittorietà tra donne è l'insieme dei discorsi e delle posizioni attorno al tema della maternità, discorsi che oscillano tra l'esaltazione e la recriminazione, e attorno al concetto di istinto materno, considerato da molte e molti un universale femminile.


Succede che si consideri quasi contro-natura la donna che dichiara di non volere essere madre e si esaltino le "martiri della maternità", oblative fino alla dimenticanza di sé, per "amore" dei figli, magari trascurando il potere di ricatto sentimentale messo in atto più o meno coscientemente da molte madri oblative.

Ci si dibatte in un circolo vizioso di giudizi etici, senza riuscire a uscirne.

Succede anche che nella pratica quotidiana si continui a ostacolare, da parte delle istituzioni politiche e sociali, la possibilità di interrompere una gravidanza non voluta da parte di una donna, dopo quasi quarant'anni di esistenza di una legge che lo consente, legge comunque frutto di mediazione tra varie culture e sensibilità laiche e religiose.

E' troppo semplice attribuire l'ostilità nei confronti dell'attuazione della legge soltanto all'influenza del clero, che pure esiste, ma ha avuto meno successo ad esempio nel caso del divorzio, osteggiato dalla chiesa in tutti i modi, ma affermatosi come possibilità di scelta per donne e uomini.

C'è una resistenza più profonda rispetto alla possibilità di autodeterminazione di una donna del proprio corpo e della propria vita, resistenza che affonda nel sostrato profondo della nostra cultura d'origine.

Il femminismo si è proposto di trovare le strade per uscire da questa situazione, da questo circolo vizioso.

Non mi illudo che in Italia, e negli altri paesi dove è stato proclamato lo sciopero, milioni di donne interrompano le attività lavorative e soprattutto quelle riproduttive, chi abbandona i bambini piccoli, i malati o le persone anziane, il lavoro magari precario, per un'intera giornata?

Ci sarà chi dedicherà qualche ora a qualche manifestazione, magari dopo aver accompagnato i figli a scuola!

Chi eviterà magari di cucinare, sempre se non ci sono bambini in giro, uscirà e parteciperà a qualcuna delle molte iniziative organizzate nelle città.

Prevedo un'alta partecipazione di pensionate, sempre che non abbiano nipotini a carico o possano contare sulla disponibilità del loro compagno a svolgere l'attività di cura.

Comunque sia sarà un successo per la visibilità dei temi inerenti il rapporto uomo donna, finalmente usciti dalle singolarità delle case, delle riviste, dei Centri e dei luoghi di incontro delle donne, dove hanno continuato a essere analizzati nel corso degli anni, per confluire in un momento collettivo di presa di coscienza e di formulazione di proposte.





domenica 5 febbraio 2017

Alleanze di corpi per lo Sciopero globale delle donne



La situazione sociale e politica attuale nazionale e internazionale appare particolarmente ricca di eventi, e per questo interessante, ma risulta anche appesantita da identitarismi risorgenti, più o meno mascherati, identitarismi (uso un –ismo per accentuarne la natura ideologica) imbracciati come armi da quanti/e si definiscono oppositori/trici del sistema dato, contro chi non condivide esattamente le stesse tattiche e strategie di lotta.
Una situazione costellata di istanze moralistiche, di fondamentalismi laici e religiosi, di divisioni tra soggetti e formazioni che avrebbero interesse a allearsi in prospettiva di cambiamenti e che invece confliggono aspramente tra loro.

Butler nel suo libro di imminente uscita in Italia  L'alleanza dei corpi, a cura di F. Zappino, ed. Nottetempo, 2017 affronta Il rapporto tra la performatività del genere e la precarietà delle vite concrete di uomini e donne con considerazioni che contemplano la possibilità di alleanze tra soggetti antagonisti, salvaguardando la dimensione soggettiva di ciascun*, propone infatti l’autrice di pensare
"....cosa significhi, politicamente, vivere insieme, attraverso le differenze, talvolta in una prossimità che non è frutto di una scelta deliberata, specialmente in quei casi in cui vivere insieme, per quanto difficile, resta un imperativo etico e politico. La libertà, d’altronde, è qualcosa che si esercita il più delle volte insieme agli altri, e non necessariamente in modo unitario o conforme. Tale esercizio non presuppone né produce un’identità collettiva, quanto, piuttosto, un insieme di possibilità e di relazioni dinamiche che includono forme di supporto reciproco, conflitto, rotture, gioia, solidarietà." (1)

In particolare mi sembra che le lotte delle donne degli ultimi mesi abbiano fatto registrare picchi di visibilità e risultati tali da spaventare i fautori dell’ordine sociale patriarcale e neoliberale, che, specie in Italia, si affannano o a tacere le iniziative di lotta, o a parlarne travisandole nei contenuti, o a catalogarle come pratiche vecchie, fuori tempo e fuori luogo.
Mi riferisco alle ultime racchiuse nello spazio di quattro mesi, a partire dallo sciopero delle donne in Polonia contro il tentativo di mettere fuori legge l’aborto e allo sciopero in Argentina contro la violenza maschile , tutti e due in Ottobre, alla Manifestazione di Roma contro la violenza degli uomini sulle donne in Novembre, fino alla Marcia mondiale delle donne, la "Women's march" , organizzata per protestare pacificamente contro le discriminazioni di genere e in favore dei diritti delle donne. Sembra siano state 670 le manifestazioni in tutto il mondo con due milioni e mezzo di partecipanti.

Da ultima l’iniziativa, che si sta preparando sempre a livello globale, di 8 Marzo Sciopero Internazionale delle Donne. Non una di meno.

Non è la prima volta che è stato indetto uno sciopero delle donne, questo dell'8 Marzo 2017 sembra poter diventare un fatto epocale per estensione della mobilitazione e radicalità dei contenuti.
Finora gli scioperi di donne che sono stati proclamati sono state iniziative confinate nei loro paesi, poco conosciute, perché i mezzi di comunicazione di massa le hanno trascurate, ma adesso lo strumento dello sciopero di tutte le attività di produzione e riproduzione svolte dalle donne è entrato nell'agenda dei movimenti di oltre trenta Stati, grazie anche alla tempestività e alla puntualità delle notizie circolanti nella rete e grazie ai contatti sperimentati in gennaio per organizzare la Women's March.
Si stanno svolgendo assemblee e incontri preparatori comuni tra donne dei diversi paesi che hanno aderito allo sciopero, in più di trenta Stati, donne impegnate nell'organizzazione sulla base della piattaforma formulata dalle argentine, per mettere a punto contenuti relativi alle specificità locali..
Lo sciopero, globale questa volta, torna ad essere uno strumento di lotta politica, contro tutti i tentativi di depoliticizzare i movimenti antagonisti e può funzionare da un momento di alleanza di tutte le nuove soggettività alternative all'attuale sistema, singole o organizzate in gruppi.

Ma mi interessa anche riflettere sulle divisioni tra donne, le più segnate da consapevolezze femministe, che si sono registrate in occasione dei recenti momenti di lotta.
La questione si fa davvero complessa per i nodi costituiti dagli interessi e dai fini eterogenei e contrastanti che confluiscono comunque nelle iniziative di massa.
Rispetto alla Women's march la situazione è stata complicata, negli USA che l’hanno indetta, dal fatto che l’opposizione al nuovo presidente, che si rivela nelle parole e nei fatti maschilista, sessista e razzista, è stata organizzata insieme alle esponenti del partito che ha perso le elezioni e ai sostenitori e alle sostenitrici di Rodhan Clinton (rappresentante del sistema neoliberista patriarcale, pronta a cavalcare istanze espresse dai movimenti femministi nella campagna elettorale), innestando in tal senso un obiettivo di natura politica distorcente e in qualche modo allontanante da una valenza femminista.
Condivisibili le critiche portate da femministe USA, e reperibili in questo articolo (2) che pongono tra l’altro l’accento sul tentativo di depoliticizzazione e di addomesticamento del femminismo attuato dall’Onu a partire dagli anni Settanta”, tentativo, spesso riuscito, da parte delle istituzioni politiche e sociali volto a trasformare le richieste più radicali avanzate dai movimenti delle donne in domande di diritti, di egualitarismo, di emancipazionismo, che migliorino il sistema, rimuovendo i tratti più penalizzanti e marginalizzanti le donne, trasformandole in un femminismo della parità. Così come ampiamente condivisibile è la critica a un’idea di Stato Nazione, da salvare e sostenere, da parte di una improponibile unità tra donne, intese come come gruppo sociale omogeneo.

Il discorso dei diritti: politici, civili, sociali e la loro estensione al massimo di persone si inserisce all’interno del sistema, per migliorarlo e quindi mantenerlo
Le donne che portano avanti il femminismo della parità, o femminismo delle pari opportunità, o femminismo istituzionale, ritengono che i problemi di relazione tra donne uomini si risolvano riconoscendo il merito delle donne in tutti i campi pubblici, oltre che nel privato.
Io credo comunque che ogni provvedimento, politica o scelta che migliori la situazione sociale e personale delle donne in generale siano ben accetti e sostengo le lotte collettive condotte dalle donne per migliorare la qualità della loro vita, in ogni campo e settore, ma ritengo che non si possa limitarsi a accomodarsi nel sistema attuale di vita e di lavoro, senza cercare contemporaneamente modi e strumenti per cambiarlo radicalmente

Un’altra divisione si è verificata al momento della Manifestazione di Roma contro la violenza sulle donne, da un lato le femministe separatiste non hanno partecipato alla manifestazione proprio per la presenza "attiva" di uomini, paventando la possibilità che potenziali o reali vittime di abusi si trovassero a sfilare insieme potenziali o reali abusanti. Sono donne contrarie a mediazioni con le istituzioni e ostili a richieste di riconoscimenti e di provvedimenti a un sistema che si basa sulla divisione patriarcale del lavoro, sulla discriminazione delle donne.

Dall’altro le femministe, anch’esse contrarie a ogni discorso "dei diritti" non hanno partecipato alla manifestazione di Roma perché troppo generica, volta a rappresentare le donne come gruppo sociale omogeneo, teso a obiettivi comuni, che cancellano le componenti di classe, etnia, religione. 
Un femminismo nel quale si è  appena tolleranti, quando non ostili, nei confronti di donne dai comportamenti non conformi, quali le trans, le sex workers,, e altre soggettività.

Divisioni che spero si superino in occasione dello Sciopero Internazionale dell’8 marzo, in nome di un femminismo intersezionale, che non cancella certo le differenze comportate dall’’appartenenza simultanea di ogni persona a diverse categorie, come il genere, la razza, la classe, la cultura, la religione, l’abilità o disabilità, l’orientamento sessuale ecc., appartenenze che determinano la specifica collocazione sociale, culturale e politica di ognuna e ognuno, ma permette "alleanze di corpi" nel senso delle osservazioni di Butler.





1 http://operaviva.info/lalleanza-dei-corpi/. L’alleanza dei corpi, Note per una teoria performativa dell'azione collettiva, febbraio 2017

 2 https://incrocidegeneri.wordpress.com/2017/01/23/marciate-in-quanto-femministe-non-in-quanto-donne/, Marciate in quanto femministe, non in quanto donne


3 Il manifesto di convocazione dello sciopero, tradotto in italiano si trova a questo indiirizzo: https://nonunadimeno.wordpress.com/2017/01/27/chiamata-allo-sciopero-internazionale-delle-donne-8-marzo-2017-di-ni-una-menos/