sabato 6 maggio 2017

Azzeccagarbugli è vivo e lotta insieme a noi

Che l'Italia sia la patria di illustri giurisperiti, da secoli, è ormai concezione comune, non solo per l'alto numeri di avvocate e avvocati, ma per ragioni storiche.
Quando ho cominciato a insegnare avevo ben due avvocati colleghi di lettere, senza abilitazione specifica, che di pomeriggio esercitavano nel loro studio privato e di mattina insegnavano "Cultura generale" in un professionale di una città lombarda, credo insegnassero quello che ricordavano del Liceo, a quei tempi, prima della riforma degli organi collegiali del 1974, non c'erano riunioni pomeridiane (Consigli di classe, di Istituto, Programmazione.....), solo gli scrutini.
Erano anche anzianotti, rispetto a me appena laureata!!
Negli anni Settanta nella scuola accadeva anche questo!
Ultimamente la schiera di avvocati si è infoltita in Parlamento, forse a causa della necessità di tenersi vicino i propri difensori da parte di onorevoli che sono incorsi o temono di incorrere in incidenti giudiziari.
A noi la figura di Azzeccagarbugli è familiare fin dalle scuole medie, ma a causa dell'ironia della quale l'ha circondata l'autore, ironia accentuata dalle rappresentazioni successive e distorta fino al grottesco, si è un po' perso il significato reale del personaggio: la possibilità di giustificare, in termini di disposizioni di legge, sia una parte che l'altra di due contendenti in un processo.
Veniamo all'oggi, quasi duecento anni dopo Azzeccagarbugli, che le proposte di legge siano scritte in modo diversamente interpretabile sembra un errore, una svista, ma probabilmente non è così, e non è neppure frutto di stupidità o incompetenza, come potrebbe apparire a prima vista.
L'esempio è la proposta di legge sulla  legittima difesa.
Sulla questione  della limitazione alla "notte" si sono giustamente scatenate le beffe del Web, molto divertenti, ma si è subito svelato il  il trucco, il termine "ovvero", in disuso nella attuale lingua colloquiale, può intendersi come  "oppure" o come "vale a dire" "cioè", un doppio significato l'uno il contrario dell'altro.
Azzeccagarbugli è vivo e lotta insieme a noi!
Più complesso è il concetto di "grave turbamento", inevitabilmente sarà da accertare lo stato emotivo che ha indotto una persona a ritenersi  in pericolo di vita per sé e i propri familiari, tralascio il discorso dei beni, che mi sembra feroce. e che pertanto ha sparato a un ladro.
Penso all'affollamento di perizie psicologiche, che dovranno certificare se il grave turbamento ha indotto a sparare alle spalle ai malviventi mentre fuggivano, di notte o di giorno che sia.
Altro punto poi è la dichiarazione di resa dello Stato, non ce la faccio a difendervi tutti e tutte, "arrangiatevi". Ma allora il monopolio della violenza, sulla quale si regge l'idea moderna di Stato, a vantaggio della collettività è non serve più?
Eppure gli esempi di altre democrazie,  USA prima di tutto, insegnano che  più si ricorre alle armi e ai fai da te, più esplode la violenza, perché anche i delinquenti si armano di più, visto che rischiano di essere ammazzati anche per un furto semplice.
Chi poi volesse sottrarre ai tribunali il giudizio di legitttimità della difesa messa in atto si dimostra o in malafede o ignorante, digiuno degli elementari principi di giustizia: uno stesso comportamento va valutato alle luce del contesto nel quale è stato adottato, altrimenti c'è solo la legge della giungla.
Le rincorse affannosa e affannate a intercettare voti e paure di populismi in espansione, di destra o sinistra poco importa, fa prendere decisioni ridicole, inefficaci e quindi pericolose.
Il non voler/poter affrontare la questione alla radice della barbarie incombente, questione strutturale delle nostre società, questione che tira in ballo determinate scelte politiche nazionali e internazionali, quali la prepotenza degli interessi finanziari a discapito della vita delle persone nel I II III e IV mondo, le guerre scatenate per motivi economici che disastrano persone e ambiente, provocando esodi di massa, le chiusure securitarie, che tentano di escludere masse di affamati, che diventeranno sempre più violente e incazzate, il traffico d'armi in crescita esponenziale anche verso paesi e realtà che fanno politiche aggressive nei confronti di altri paesi,  l'egoismo sociale incrementato dall'attuale sistema economico inducono i vari governi a cercare di arginare allagamenti sociali con mezzi di fortuna.
Speriamo di essere in tanti e tante a contrastare queste tendenze.

mercoledì 26 aprile 2017

Riflessione su Non Una di Meno

Lotto Marzo era solo l'inizio, come abbiamo detto in molte, infatti i lavori agli otto tavoli di Non Una di Mebo sono continuati in molte città italiane, fino all'Assemblea di Roma, del 22-23 aprile, che ha funzionato da momento di verifica dei lavori.
Il sito di NUDM ha pubblicato le registrazioni dell''incontro nel sito: https://nonunadimeno.wordpress.com/.,https://nonunadimeno.wordpress.com/.,
le ho ascoltate e mi sono trovata d'accordo con le analisi e le iniziative condotte a partire da questo autunno, da quando ho conosciuto il Movimento. D'accordo con i contenuti espressi nelle varie assemblee tenute in prospettiva di Lotto Marzo, al quale ho partecipato con entusiasmo, e nell'Assemblea di Roma. Importante per me è continuare il confronto, verbale e operativo, in tutte le sedi italiane e estere.
L'unico punto che mi rendo conto sia difficile da toccare in momenti necessariamente sintetici come questi, ma ineludibile, è il discorso tratta/prostituzione, con l'inevitabile corollario della GpA.
Non che nei vari tavoli non si accenni al discorso dello sfruttamento dei corpi, specie delle donne, ma non solo, ma non si tocca il problema nelle sue sfaccettature particolari.
Non si potrà evitare ancora, a lungo, perché tratta e prostituzione sono sì due cose distinte, ma accomunate nell'ordine patriarcale fondato scambio sullo sessuo-economico tra donne e uomini. Scambio che fu oggetto di riflessione a partire dagli anni Settanta (mogli/prostitute due ruoli della stessa medaglia).
Negli ultimi 50 anni le trasformazioni sociali e le lotte per l'emancipazione  hanno permesso a molte donne di una parte del mondo di sottrarsi in parte a questo scambio, ma hanno aggravato le condizioni di altre donne, non solo in molte regioni del pianeta, ma nelle nostre stesse società; la questione si è aggravata con l'instaurarsi della fase neoliberista, che ha messo a profitto corpi, emozioni e sentimenti di tutti, donne e uomini, ribadendo la funzione riproduttiva delle donne - biologica, sociale, psicologica, sessuale...-come fonte primaria di sostentamento per loro, ma presentandola non più come destino sociale, ma come opportunità di autodeterminazione, e quindi scelta autonoma.
Il discorso tira in ballo una miriade di situazioni che costituiscono un groviglio asfissiante per molte di noi.
Ho detto che il tema diventa sempre più ineludibile, perché diventa arma impugnata da detrattori, e molte detrattrici vecchie e nuove del movimento femminista, che accusano le partecipanti a NUDM di aver "tradito" il vero femminismo, considerato unico  -ma chi ha stabilito quale sia -, di essersi "vendute" -a chi? al sistema, agli uomini, al potere?- ricorrendo a giudizi sommari e neofondamentalisti che fanno molta presa e aumentano la confusione già alta sotto il cielo. 
Queste accuse sono rivolte principalmente alle femministe di vecchia data, mentre le giovani sono considerate tutt'al più inconsapevoli e confuse. 
Fin qui niente di nuovo, una sorta di comune modo di sentire, riflettere e operare tra le neo-femministe, come si chiamarono le donne dei primi anni Settanta per distinguersi dalle partecipanti all' UDI, CIF e commissioni femminili dei partiti di allora,  durò veramente lo spazio di un mattino, da subito si delinearono analisi e teorizzazioni diverse, anche se poi ci si trovava riunite nella pratica delle manifestazioni pubbliche.
Una prima grossa divisione si manifestò tra chi cominciò la pratica dell'autocoscienza, dal 1972..., e chi la rifiutò, poi dal 1974, tra chi pose l'accento sul tema del doppio lavoro delle donne: domestico-familiare e lavoro fuori casa, e chi privilegiò nelle analisi le relazioni tra donne e donne e uomini le complicità interiorizzate  con l'ordine patriarcale. 
La dimensione comune a tutti i filoni del femminismo di allora restava il rifiuto di logiche di emancipazione, nel senso di integrazione nel sistema culturale-sociale-politico dato, per migliorarlo, renderlo più equo, quello che col tempo si sarebbe chiamato femminismo delle pari-opportunità, femminismo istituzionale.
I vari femminismi procedettero con i loro tempi e modi, magari ignorandosi l'un l'altro.
Nacquero Riviste, Centri, Biblioteche, Librerie, Case delle donne, dove si continuarono riflessioni e elaborazioni, in genere trascurate dai mezzi di comunicazione di massa, che si affrettavano a dichiarare ripetutamente che il femminismo era morto, ma non si registrò il livello di accuse e livore che si registra oggi nei confronti di NUDM.
Penso che un nodo fondamentale sia proprio riprendere il discorso dello scambio sessuo-economico tra donne e uomini oggi, calandolo nella vita concreta di donne e uomini, senza slittamenti su astrazioni d carattere etico-morali; il sistema con la globalizzazione di merci, beni e servizi, con le guerre scatenate per motivi economici, con la miseria imposta a vaste zone del paese a vantaggio di uno sviluppo e un arricchimento degli e delle abitanti di una piccola parte del pianeta, ha reso evidente quello che tempo era accuratamente nascosto dai mezzi di informazione.
In questo quadro vanno ripresi oltre  a questo discorso anche altri temi di drammatica attualità: il discorso dei diritti, che è impugnato come clava nei confronti di chi mette in discussione un sistema improntato a un'etica individualistica e egoistica, il discorso delle libertà, giocato come libertà  di accumulare privilegi a discapito delle condizioni di vita di  masse di persone e di animali  e a discapito delle risorse comuni del pianeta.
Non sono discorsi nuovi, si trovano in molte elaborazioni di donne del recente passato e dell'oggi, ma a volte fanno fatica a emergere dal frastuono dal quale siamo circondate; diverse possono essere le strade che intendiamo percorrere, un confronto  efficace non è mai privo di contrasti, mi sembra che nello spazio di NUDM sia possibile portarlo avanti.
Spero di non illudermi.


venerdì 24 marzo 2017

Gpa e nuovi dualismi

Eccomi di nuovo schiacciata tra due schieramenti in merito a una questione così drammatica e gravida di conseguenze come la Gpa.
Molto si discute, si parla e si scrive, ma invece di cercare di approfondire il più possibile il nodo complesso delle vite in gioco, già formate e in formazione, si impugnano come armi principi e diritti per condurre battaglie. tra opposte fazioni.

Da una parte c'è chi afferma (1) che "la maternità non è un peso di cui liberarsi ma una potenza da affermare politicamente e socialmente", accanto a chi insiste che non c'è "qualcosa di più crudele che privare una madre dei propri figli e convincere tante ragazze nel mondo occidentale che privarsi dei propri figli sia un dono". Quando poi non si arriva a commentare in modo strumentale che :

"Il commercio riguarda i corpi dei bambini, quelli che non sono difettosi, perché per gli altri ci pensano le assicurazioni o i contratti redatti dagli avvocati. In questa affermazione lanciata così, per suscitare orrore, non si capisce bene a che ci si riferisce: alle indagini sulle malformazioni del feto, con conseguente interruzione di gravidanza? Oppure alla mancanza di indagini, che comporta la conduzione della gestazione fino a termine con relativo scarto del bambino non perfetto?


Non so, detto così è qualcosa di allusivo e terrorizzante.


Il tutto condito con richieste di divieti, censure, multe a chi lo fa all'estero e poi rientra in Italia: "Servono politiche dissuasive: chi va all’estero e torna con un figlio deve subire una sanzione amministrativa".


Multe? Basta pagare una multa come per le infrazioni minori?

La nostra storia occidentale è piena purtroppo di donne costrette con le buone o con le cattive a rinunciare ai propri figli per le più varie ragioni, dinastiche, civili, sociali, economiche, senza stare neppure a scomodare le norme sociali dell'antichità greca e romana, o della schiavitù in età moderna nel Nuovo Mondo.

Dall'altra invece c'è chi si appella ai diritti inviolabili delle persone, ad esempio al diritto di genitorialità e in questo modo fa strame di tutto quello che può opporsi alla realizzazione di questi.
Già in merito all'interruzione di gravidanza ci siamo scontrate con lil dibattito sui diritti contrapposti, destinato a naufragare nella realtà complessa e dolorosa delle donne che decidono di non diventare madri in quel momento. 
Alcune/alcuni ricorrono alla distinzione tra gravidanza e maternità, nel senso di tenere a bada e separato dal processo in corso nel corpo e nella psiche tutto il carico affettivo e emotivo attivato in una donna dal momento che si accorge di essere incinta. Carico di emozioni positive, di attese e anche di paure, di fantasie sulla futura maternità e sul futuro del/della bambin* che si attende, 
Distinzione possibile a quanto si legge in un libro recente (2) che riporta le interviste a una trentina di donne che hanno partorito per altr* , testo che documenta la capacità delle gestanti, spesso già madri, di separare proprio l'attività di gestazione dalla sfera della propria  affettività, nel senso di non considerare il figlio o la figlia nell'ambito dei propri affetti. 
C'è chi ha affermato di non ricordare nulla neppure della data del giorno del parto, del travaglio (e già qui a me sembra un po' strano, vista l'esperienza personale),  c'è chi invece dice di di essersi soffermata durante la gravidanza prevalentemente sulla gioia dei genitori futuri.

Tra l'esaltazione della funzione materna e l'idealizzazione della relazione madre figlio/a, tenuta peraltro in grande considerazione in questo caso, e completamente trascurata in altri momenti di vita quotidiana di donne e bambini/e, e l'affermazione dell'individuo autonomo e legittimato a conquistare quello che ritiene appunto il proprio diritto inalienabile,  c'è poco spazio, a mio parere, per una riflessione meno estremizzante e estremista.

C'è anche da osservare che questa situazione è balzata negli ultimi decenni agli onori della cronaca a causa degli sviluppi tecnologici che l'hanno permessa su larga scala, ne hanno consentito l'industrializzazione e la globalizzazione, come  è avvenuto negli ultimi decenni per tutto l'insieme delle attività relative alla produzione e alla riproduzione.
Tutte conosciamo le pratiche, queste sì antiche, di gestazione per altri in zone  e contesti socio-familiari ridotti  in Italia come in altre parti del mondo; consuetudini che non hanno mai comportato pubblicizzazione.

Due cose ho chiare; la prima è che non si può affrontare una questione così rilevante con la lingua dei diritti, lingua che astrae dalla vita delle persone concrete e del contesto sociale, economico, culturale, politico in cui donne e uomini sono immersi nella loro quotidianità.
La seconda, per me più importante e che non si può analizzare la questione della Gpa isolandola dal tema complessivo della  relazione  donne  uomini,  della divisione sessuale del lavoro e del conseguente  scambio sessuo-economico interno all'ordine patriarcale da un lato,  ma neppure separandola dalla esasperata estrazione di profitto messa in atto dal neoliberismo.

1) Cito alcuni interventi dalla recensione di Monica Ricci Sargentini al Convegno tenutosi a Roma, Maternità al bivio: dalla libera scelta alla surrogata. Una sfida mondiale, 
http://27esimaora.corriere.it/17_marzo_23/dall-italia-raccomanzione-all-onu-l-utero-affitto-reato-universale-f4969ecc-1010-11e7-94ba-5a39820e37a4.shtml

2) Madri comunque, Serena Marchi , ed. Fandango, 2015

venerdì 24 febbraio 2017

Lo sciopero internazionale dell'8 Marzo è già un successo



Prima ancora della sua attuazione lo Sciopero Internazionale dell'8 Marzo è già un successo, indipendentemente dal numero di donne che vi aderiranno, indipendentemente dal valore simbolico, molto alto, di cui è portatore, il successo sta nella quantità e soprattutto nella qualità e profondità delle analisi e nella ricca articolazione delle proposte emerse nei vari incontri e assemblee preparatorie in Italia e negli altri paesi.

Limitandoci alla realtà italiana a questo indirizzo, https://nonunadimeno.wordpress.com/portfolio/tavoli-tematici/ si possono trovare i rapporti degli otto Tavoli tematici dell'Assemblea del 4-5 febbraio a Bologna; basta dare loro un'occhiata per rendersi conto dei contenuti teorici e pratici elaborati dalle partecipanti ai vari Tavoli, che credo non potranno essere d'ora in poi più ignorati o trascurati, dato il livello di consapevolezze raggiunto.

Il lavoro messo in piedi con tanto impegno darà frutti ben oltre la data dell'8 Marzo, grazie ai contatti consolidati in questo arco di tempo.

Quello che mi sembra si possa cogliere nelle elaborazioni proposte ai Tavoli è la realtà incontestabile di un patrimonio femminista ormai consolidato negli anni, arricchito dalle riflessioni e dalle esperienze più recenti, portate avanti in tutti gli ambiti della vita pubblica e privata delle donne, e nei settori della produzione e della riproduzione.

Mi riferisco ad esempio all'affermazione di un'economista femminista, Antonella Picchio, che porta avanti il discorso nella sua produzione teorica da decenni:

"La produzione non si regge senza una massa di riproduzione che supera il pagato, la riproduzione è il grande aggregato del lavoro".

Non c'è bisogno di aggiungere altro! E' un'evidenza che non si vuol vedere!!

Non a caso tutta l'attività di riproduzione è stata definita dal sistema patriarcale attitudine naturale delle donne, tratto costitutivo della femminilità, e quindi il campo della loro realizzazione primaria.

Questo aspetto è stato comunque interiorizzato da donne e uomini, ha formato le soggettività, anche se è stato contestato in faticosi percorsi di vita individuale, perché costituisce la base del nostro sistema culturale, base sulla quale si sono costruiti tutti i discorsi scientifici e disciplinari, i valori, le fantasie, le aspettative sociali, le paure, i sentimenti e le emozioni.


Così è difficile anche per noi donne uscire dal discorso patriarcale, perché non esiste un' autenticità femminile incontaminata, ci siamo organizzate, nei millenni del patriarcato, in funzione o complementare o contrastiva con il "maschile".


Un esempio della conflittualità e contraddittorietà tra donne è l'insieme dei discorsi e delle posizioni attorno al tema della maternità, discorsi che oscillano tra l'esaltazione e la recriminazione, e attorno al concetto di istinto materno, considerato da molte e molti un universale femminile.


Succede che si consideri quasi contro-natura la donna che dichiara di non volere essere madre e si esaltino le "martiri della maternità", oblative fino alla dimenticanza di sé, per "amore" dei figli, magari trascurando il potere di ricatto sentimentale messo in atto più o meno coscientemente da molte madri oblative.

Ci si dibatte in un circolo vizioso di giudizi etici, senza riuscire a uscirne.

Succede anche che nella pratica quotidiana si continui a ostacolare, da parte delle istituzioni politiche e sociali, la possibilità di interrompere una gravidanza non voluta da parte di una donna, dopo quasi quarant'anni di esistenza di una legge che lo consente, legge comunque frutto di mediazione tra varie culture e sensibilità laiche e religiose.

E' troppo semplice attribuire l'ostilità nei confronti dell'attuazione della legge soltanto all'influenza del clero, che pure esiste, ma ha avuto meno successo ad esempio nel caso del divorzio, osteggiato dalla chiesa in tutti i modi, ma affermatosi come possibilità di scelta per donne e uomini.

C'è una resistenza più profonda rispetto alla possibilità di autodeterminazione di una donna del proprio corpo e della propria vita, resistenza che affonda nel sostrato profondo della nostra cultura d'origine.

Il femminismo si è proposto di trovare le strade per uscire da questa situazione, da questo circolo vizioso.

Non mi illudo che in Italia, e negli altri paesi dove è stato proclamato lo sciopero, milioni di donne interrompano le attività lavorative e soprattutto quelle riproduttive, chi abbandona i bambini piccoli, i malati o le persone anziane, il lavoro magari precario, per un'intera giornata?

Ci sarà chi dedicherà qualche ora a qualche manifestazione, magari dopo aver accompagnato i figli a scuola!

Chi eviterà magari di cucinare, sempre se non ci sono bambini in giro, uscirà e parteciperà a qualcuna delle molte iniziative organizzate nelle città.

Prevedo un'alta partecipazione di pensionate, sempre che non abbiano nipotini a carico o possano contare sulla disponibilità del loro compagno a svolgere l'attività di cura.

Comunque sia sarà un successo per la visibilità dei temi inerenti il rapporto uomo donna, finalmente usciti dalle singolarità delle case, delle riviste, dei Centri e dei luoghi di incontro delle donne, dove hanno continuato a essere analizzati nel corso degli anni, per confluire in un momento collettivo di presa di coscienza e di formulazione di proposte.





domenica 5 febbraio 2017

Alleanze di corpi per lo Sciopero globale delle donne



La situazione sociale e politica attuale nazionale e internazionale appare particolarmente ricca di eventi, e per questo interessante, ma risulta anche appesantita da identitarismi risorgenti, più o meno mascherati, identitarismi (uso un –ismo per accentuarne la natura ideologica) imbracciati come armi da quanti/e si definiscono oppositori/trici del sistema dato, contro chi non condivide esattamente le stesse tattiche e strategie di lotta.
Una situazione costellata di istanze moralistiche, di fondamentalismi laici e religiosi, di divisioni tra soggetti e formazioni che avrebbero interesse a allearsi in prospettiva di cambiamenti e che invece confliggono aspramente tra loro.

Butler nel suo libro di imminente uscita in Italia  L'alleanza dei corpi, a cura di F. Zappino, ed. Nottetempo, 2017 affronta Il rapporto tra la performatività del genere e la precarietà delle vite concrete di uomini e donne con considerazioni che contemplano la possibilità di alleanze tra soggetti antagonisti, salvaguardando la dimensione soggettiva di ciascun*, propone infatti l’autrice di pensare
"....cosa significhi, politicamente, vivere insieme, attraverso le differenze, talvolta in una prossimità che non è frutto di una scelta deliberata, specialmente in quei casi in cui vivere insieme, per quanto difficile, resta un imperativo etico e politico. La libertà, d’altronde, è qualcosa che si esercita il più delle volte insieme agli altri, e non necessariamente in modo unitario o conforme. Tale esercizio non presuppone né produce un’identità collettiva, quanto, piuttosto, un insieme di possibilità e di relazioni dinamiche che includono forme di supporto reciproco, conflitto, rotture, gioia, solidarietà." (1)

In particolare mi sembra che le lotte delle donne degli ultimi mesi abbiano fatto registrare picchi di visibilità e risultati tali da spaventare i fautori dell’ordine sociale patriarcale e neoliberale, che, specie in Italia, si affannano o a tacere le iniziative di lotta, o a parlarne travisandole nei contenuti, o a catalogarle come pratiche vecchie, fuori tempo e fuori luogo.
Mi riferisco alle ultime racchiuse nello spazio di quattro mesi, a partire dallo sciopero delle donne in Polonia contro il tentativo di mettere fuori legge l’aborto e allo sciopero in Argentina contro la violenza maschile , tutti e due in Ottobre, alla Manifestazione di Roma contro la violenza degli uomini sulle donne in Novembre, fino alla Marcia mondiale delle donne, la "Women's march" , organizzata per protestare pacificamente contro le discriminazioni di genere e in favore dei diritti delle donne. Sembra siano state 670 le manifestazioni in tutto il mondo con due milioni e mezzo di partecipanti.

Da ultima l’iniziativa, che si sta preparando sempre a livello globale, di 8 Marzo Sciopero Internazionale delle Donne. Non una di meno.

Non è la prima volta che è stato indetto uno sciopero delle donne, questo dell'8 Marzo 2017 sembra poter diventare un fatto epocale per estensione della mobilitazione e radicalità dei contenuti.
Finora gli scioperi di donne che sono stati proclamati sono state iniziative confinate nei loro paesi, poco conosciute, perché i mezzi di comunicazione di massa le hanno trascurate, ma adesso lo strumento dello sciopero di tutte le attività di produzione e riproduzione svolte dalle donne è entrato nell'agenda dei movimenti di oltre trenta Stati, grazie anche alla tempestività e alla puntualità delle notizie circolanti nella rete e grazie ai contatti sperimentati in gennaio per organizzare la Women's March.
Si stanno svolgendo assemblee e incontri preparatori comuni tra donne dei diversi paesi che hanno aderito allo sciopero, in più di trenta Stati, donne impegnate nell'organizzazione sulla base della piattaforma formulata dalle argentine, per mettere a punto contenuti relativi alle specificità locali..
Lo sciopero, globale questa volta, torna ad essere uno strumento di lotta politica, contro tutti i tentativi di depoliticizzare i movimenti antagonisti e può funzionare da un momento di alleanza di tutte le nuove soggettività alternative all'attuale sistema, singole o organizzate in gruppi.

Ma mi interessa anche riflettere sulle divisioni tra donne, le più segnate da consapevolezze femministe, che si sono registrate in occasione dei recenti momenti di lotta.
La questione si fa davvero complessa per i nodi costituiti dagli interessi e dai fini eterogenei e contrastanti che confluiscono comunque nelle iniziative di massa.
Rispetto alla Women's march la situazione è stata complicata, negli USA che l’hanno indetta, dal fatto che l’opposizione al nuovo presidente, che si rivela nelle parole e nei fatti maschilista, sessista e razzista, è stata organizzata insieme alle esponenti del partito che ha perso le elezioni e ai sostenitori e alle sostenitrici di Rodhan Clinton (rappresentante del sistema neoliberista patriarcale, pronta a cavalcare istanze espresse dai movimenti femministi nella campagna elettorale), innestando in tal senso un obiettivo di natura politica distorcente e in qualche modo allontanante da una valenza femminista.
Condivisibili le critiche portate da femministe USA, e reperibili in questo articolo (2) che pongono tra l’altro l’accento sul tentativo di depoliticizzazione e di addomesticamento del femminismo attuato dall’Onu a partire dagli anni Settanta”, tentativo, spesso riuscito, da parte delle istituzioni politiche e sociali volto a trasformare le richieste più radicali avanzate dai movimenti delle donne in domande di diritti, di egualitarismo, di emancipazionismo, che migliorino il sistema, rimuovendo i tratti più penalizzanti e marginalizzanti le donne, trasformandole in un femminismo della parità. Così come ampiamente condivisibile è la critica a un’idea di Stato Nazione, da salvare e sostenere, da parte di una improponibile unità tra donne, intese come come gruppo sociale omogeneo.

Il discorso dei diritti: politici, civili, sociali e la loro estensione al massimo di persone si inserisce all’interno del sistema, per migliorarlo e quindi mantenerlo
Le donne che portano avanti il femminismo della parità, o femminismo delle pari opportunità, o femminismo istituzionale, ritengono che i problemi di relazione tra donne uomini si risolvano riconoscendo il merito delle donne in tutti i campi pubblici, oltre che nel privato.
Io credo comunque che ogni provvedimento, politica o scelta che migliori la situazione sociale e personale delle donne in generale siano ben accetti e sostengo le lotte collettive condotte dalle donne per migliorare la qualità della loro vita, in ogni campo e settore, ma ritengo che non si possa limitarsi a accomodarsi nel sistema attuale di vita e di lavoro, senza cercare contemporaneamente modi e strumenti per cambiarlo radicalmente

Un’altra divisione si è verificata al momento della Manifestazione di Roma contro la violenza sulle donne, da un lato le femministe separatiste non hanno partecipato alla manifestazione proprio per la presenza "attiva" di uomini, paventando la possibilità che potenziali o reali vittime di abusi si trovassero a sfilare insieme potenziali o reali abusanti. Sono donne contrarie a mediazioni con le istituzioni e ostili a richieste di riconoscimenti e di provvedimenti a un sistema che si basa sulla divisione patriarcale del lavoro, sulla discriminazione delle donne.

Dall’altro le femministe, anch’esse contrarie a ogni discorso "dei diritti" non hanno partecipato alla manifestazione di Roma perché troppo generica, volta a rappresentare le donne come gruppo sociale omogeneo, teso a obiettivi comuni, che cancellano le componenti di classe, etnia, religione. 
Un femminismo nel quale si è  appena tolleranti, quando non ostili, nei confronti di donne dai comportamenti non conformi, quali le trans, le sex workers,, e altre soggettività.

Divisioni che spero si superino in occasione dello Sciopero Internazionale dell’8 marzo, in nome di un femminismo intersezionale, che non cancella certo le differenze comportate dall’’appartenenza simultanea di ogni persona a diverse categorie, come il genere, la razza, la classe, la cultura, la religione, l’abilità o disabilità, l’orientamento sessuale ecc., appartenenze che determinano la specifica collocazione sociale, culturale e politica di ognuna e ognuno, ma permette "alleanze di corpi" nel senso delle osservazioni di Butler.





1 http://operaviva.info/lalleanza-dei-corpi/. L’alleanza dei corpi, Note per una teoria performativa dell'azione collettiva, febbraio 2017

 2 https://incrocidegeneri.wordpress.com/2017/01/23/marciate-in-quanto-femministe-non-in-quanto-donne/, Marciate in quanto femministe, non in quanto donne


3 Il manifesto di convocazione dello sciopero, tradotto in italiano si trova a questo indiirizzo: https://nonunadimeno.wordpress.com/2017/01/27/chiamata-allo-sciopero-internazionale-delle-donne-8-marzo-2017-di-ni-una-menos/