domenica 24 marzo 2024

Parole maltrattate 2 Politica

 Tra le parole più compromesse oggi c’è la parola politica.

Nel pensiero e nella mentalità comuni persistono espressioni svalutative che oggi dovrebbero essere superate, contemporaneamente la parola è depotenziata a civile, dai potenti ( e dai  loro servi) che in realtà detengono le leve della politica ma preferiscono che le popolazioni si esprimano solo nel momento delle elezioni, momento preceduto da richieste di consenso spesso truffaldine.

Uno dei campi dove si occulta maggiormente il termine politica , sostituendolo con civile, è il campo dell’arte, a meno che non ci siano prese di posizioni dichiarate da parte degli artisti e delle artiste.

 Avevo sentito in famiglia negli anni 50 frasi pronunciate con amarezza da chi si trovava dalla parte dei vinti della Storia rispetto alla dittatura: la politica è una cosa sporca, tutti sono uguali, chi va al potere fa il proprio interesse, mangiano tutti,sia  gli uni che gli altri….

Dalla seconda metà degli anni 60 fino alla metà dei 70, stagione dei terrorismi, ho invece  vissuto l’entusiasmo per la politica, intesa come partecipazione, desiderio di cambiamento di situazioni di oppressione sia che si trattasse dello sfruttamento sul lavoro che della subordinazione delle donne, dell’autoritarismo residuo del fascismo, ancora presente nelle persone fisiche, e nei luoghi pubblici soprattutto nelle scuole.

Era il tempo delle manifestazioni di massa,  della riflessione nei collettivi delle scuole e dei luoghi di lavoro, degli intrecci tra vari soggetti delle lotte, dei conflitti, che coinvolgevano persone di età, provenienza sociale, tenore economico e anche prospettiva politica diverse tra loro ma tutte unite dall’idea svecchiare una classe politica e sociale ancorata ai miti e i temi del passato

A questo proposito mi sembra importante riflettere su un documento che a 35 anni di distanza ha perso il suo valore come strumento di analisi documentale, ma  ne ha acquistato uno come documento storico.

Mi riferisco a Linguaggiodonna. Primo thesaurus di genere in lingua italiana, di Adriana Perrotta Rabissi e Maria Beatrice Perucci, Milano, 1991.

Come indica il titolo si tratta di un insieme di parole tratte dalla lingua  usata nei  documenti sui quali è stato costruito, che sono collegate fra loro per permettere il recupero dei documenti in un archivio.

Un dizionario di descrittori maggiori e minori, organizzati in relazioni gerarchiche, che descrivono il contenuto dei documenti.

I documenti sono quelli del femminismo, del periodo fine anni 60 anni 70, raccolti nell’archivio del Centro studi storici di Milano, con  l’intenzione di preservarli dalla dispersione e quindi dalla distruzione, in primo luogo, e di organizzarli e renderli fruibili innanzitutto per  un riflessione politica nel Movimento delle donne del tempo, e poi far  conoscere la storia del femminismo dalle parole stesse che circolavano nelle discussioni, nei volantini, nelle sedute di autocoscienza nelle dichiarazioni, nelle riviste che nascevano numerosa, tutto quanto  ha costituito il patrimonio di analisi, teorie e pratiche delle donne in quegli anni.

In questo modo Limguaggiodonna può rivelarsi uno strumento utile da affiancare a tutte le ricostruzioni e memorie pubblicate dalle donne che hanno fatto parte del movimento, memorie che possono sempre tradire inconsapevolmente.

Linguaggiodonna è in rete, pubblicato  sul sito della Fondazione  Elvira Badaracco, fondazionebadaracco.it.

Se si va alla parola Politica, si nota prima di tutto che si tratta di un microthesarus, che  contiene una cinquantina di descrittori, tra i quali fino a allora molti  non appartenevano all’area concettuale della politica tradizionale, per esempio tutti i termini riferiti ai Centri delle donne, ai Collettivi, Centri antiviolenza, Centri per la salute delle donne, alla depenalizzazione dell’aborto, al partire da se, ai rapporti tra donne, al rapporto madre-figlia, al selph-help, al separatismo, al sessismo, al lesbismo, Autocoscienza…

Questo e molto altro era quanto si intendeva per Politica , che contemplava la partecipazione a vari momenti di organizzazione e di apertura di conflitti, temi questi e molti altri che si possono leggere nel micro Thesaurus che oggi se va bene sono confinati nell’ambito dei diritti civili, e quindi depotenziati, mentre i venti di guerra vengono considerati l’unica vera espressione politica  umana.





domenica 10 marzo 2024

Parole maltrattate

In una  trasmissione alla BBC del 1937 Virginia Woolf analizza la lingua dal punto di vista dei suoi elementi fondamentali, le parole,  e osserva

....Le parole sono piene di echi, di ricordi, di associazioni è naturale. Sono tanti secoli che vano girando sulle labbra della gente, elle case, elle strade, nei campi. E una delle maggiori difficoltà dello scrivere, oggi,  è proprio che le parole hanno accumulato tanti significati, tanti ricordi, hanno contratto tanti matrimoni famosi. Sono le parole le più selvagge, le più libere le  più  irresponsabili, le meno insegnabili di tutte le cose.Naturalmente si possono acchiappare, scegliere e mettere nei dizionari in ordine alfabetico. ma le parole non vivono nei dizionari, vivono nella mente...e come vivono nella mente? In modo strano e diversificato,  proprio come vivono gli esseri umani, andando qua e là,  innamorandosi e accoppiandosi....In breve odiano qualsiasi cosa imprima loro un solo significato o le costringa a un solo comportamento: perché è loro natura cambiare. È forse questa la loro  più notevole peculiarità, il loro bisogno di cambiamento. Perché la verità che tentano di catturare è molteplice, ed esse la trasmettono con il loro essere molteplici, schizzando ora da una parte ora dall'altra. (L'incanto delle parole, Adriana Perrotta Rabissi, Dispensa dell'Associazione per una  Libera Università delle Donne, Milano, 2002)

Così quasi cento anni fa Woolf, da allora con lo sviluppo delle ICT (tecnologie dell'informazione e della comunicazione), lo scenario è molto cambiato, e il nostro mondo attuale è fatto prevalentemente di parole, i mezzi di comunicazione, le e gli operatori della comunicazione sono specializzati nel costruire la realtà attraverso le parole, senza bisogno di confronto con i fatti, cosi che purtroppo  sovente il falso ha il sopravvento sul vero.

Siamo poi all'inizio di un processo secondo il quale testi raccolti in rete e  aggregati da un intelligenza artificiale si presentano come verità inconfutabili alle e ai più sprovvedute e sprovveduti.

Oggi è indispensabile porre attenzione alle rappresentazioni culturali e sociali trasmesse dalle parole che usiamo e ascoltiamo per evitare di essere "parlate/i dalla lingua".  Di qui  i rischi di manipolazione delle parole, che non sono certo una novità, ma risultano più pericolosi a causa dell'importanza della lingua in ogni settore della nostra vita,  nella formazione della pubblica opinione e nella costruzione del consenso o del dissenso.

Le parole, quindi, a causa della loro polisemia e della costellazione di sensi, emozioni, ricordi delle quali sono portatrici, a causa del forte potere evocativo possono essere forzate a suggerire i significati che si vuole siano intesi.

Lo scrittore Edoardo Galeano in un articolo de il Manifesto, 18 aprile 2002, scrive:

...nel dizionario della macchina tradisci-parole si chiamano "contributi" le tangenti ricevute dai politici, e "pragmatismo" i tradimenti che commettono. Le "buone azioni" non sono nobili gesti del cuore ma quelle ben quotate in Borsa, e nella Borsa accadono le crisi dei valori. Dove si dice "la comunità internazionale esige" sostituire con "la dittatura finanziaria impone".....Come regola generale, le parole del potere non esprimono i suoi atti, ma li camuffano e in questo on c'è nulla di  nuovo ...

E ciascuna o° potrebbe continuare l'elenco.

Ho in mente tutto questo  nella sciagurata epoca che stiamo vivendo, in merito alla propaganda di guerra,  alla proclamazione di successi da parte di governi e istituzioni, all'occultamento di pensieri e azioni di persone non in linea con il discorso dominante, alle distorsioni strumentali di parole non conformi.

Condivido con Woolf  il dato della libertà selvaggia delle parole,  ma mi oppongo a due azioni  che considero mistificatorie: 

1) l'attenersi a un significato unico, sostenendolo con argomentazioni pratiche e teoriche, bollando come eretica qualunque altra interpretazione, costituendo in tal modo una norma, mi riferisco alle parole femminismo e alla parola rivoluzione.

2) usare le parole come armi per colpire persone, teorie e pratiche che non si condividono.

Per dare una determinazione storica a femminismo riporto il descrittore tratto dal primo thesaurus di genere in lingua italiana, Linguaggiodonna, 1991, redatto da me e da Maria Beatrice Perucci, costruito sulla parole contenute nella documentazione nazionale e internazionale  raccolta dal Centro studi storici sul movimento di liberazione della donna in Italia, ora consultabile anche in rete all'indirizzo https://www.fondazionebadaracco.it/wp-content/uploads/2021/05/Linguaggiodonna.pdf. 

Sono passati più di quarant'anni, molti eventi e processi si sono dispiegati,  da un certo punto di vista il termine è datato, ma le parole, mentre si arricchiscono di nuove valenze, non perdono del tutto il significato originale che le avvolge come un'aura. 

Inoltre a leggerla oggi funziona anche come documento storico.

Femminismo

Nota: con questo  termine si fa riferimento sia alla pratica che alla riflessione politica del Movimento delle donne

Descrittori  collegati: affidamento, autocosciennza,  autodeterminazione delle donne,  autonomia delle donne, contraddizione tra i sessi, differenza sessuale, femminismo diffuso, lesbismo, liberazione delle donne, maternità cosciente, movimento delle donne, politica, pratica dell'inconscio, rapporti tra donne, salario per il lavoro domestico, self-help, separatismo, sessismo, soggettività femminile.

Non si parlava di diritto d'aborto,  espressione riduttiva che era la parola chiave dei partiti, specie dl MLD, ma di maternità cosciente che implicava, oltre all'aborto, la libertà di scelta delle donne, l'autonomia, la contraccezione i consultori.


Rivoluzione:

Descrittori collegati: liberazione delle donne, lotta armata.

Il termine Lotta armata era presente nei documenti femministi di allora, perché era una realtà che si viveva negli anni Settanta, collegata a due altri descrittori: guerra, rivoluzione.

Oggi, riflettendo sull'esperienza di  duecentocinquanta anni dell'uso di questa parola, mi sento di associarla  all'espressione di un'anarchica femminista, Emma Goldman, 1869-1940 che nella sua Autobiografia scrive:

se non posso ballare, allora non è la mia rivoluzione.




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