mercoledì 1 maggio 2013

Racconto 4

                                                             Amnesie

Si risveglia con un piacevole senso di riposo. Nessuno dei fastidiosi dolori che l'hanno afflitta da giorni, solo un leggero reumatismo a un ginocchio e una nevralgia agli occhi.
Si sente come se avesse dormito per parecchi giorni di seguito.
Breve sosta in bagno prima del caffè e si incanta davanti al grande specchio sul lavandino che le rimanda un'immagine assolutamente estranea.
Chiude gli occhi, è ancora addormentata, il mattino le ci vuole un po' per mettere a fuoco, ma quando li riapre scorge un viso allarmato, sconosciuto che la fissa a bocca aperta.
Impossibilitata a muoversi chiama il marito, abituato alle sue richieste di aiuto lui appare, più assonnato di lei, sulla porta del bagno e le chiede di che abbia bisogno.
Guardami, cosa mi è successo? Mah, non so, mi sembri solo un po' strana, stai bene?
Guardami, non sono più io!
Andiamo a fare colazione e smettila per piacere, che devo uscire presto stamattina.
Caffè silenzioso, cerali, yogurth e via.
Lui esce di casa per primo, lei telefona al lavoro per prendere un giorno di malattia.
Davanti allo specchio comincia a sentire palpitazioni, ci manca anche un attacco di panico.
Non è lei e basta.
Ripensa all'Asino d'oro, non le è mai piaciuto molto, né a scuola né in seguito, ma lì la situazione era diversa, una vera e propria metamorfosi.
Decide di uscire, confidando nel fatto che non venga inviato il medico fiscale, la sua assiduità al lavoro la rassicura.
Per strada la ignorano, nei negozi soliti la salutano come fanno d'abitudine, un'osservazione sul tempo e un augurio di buona giornata. Si chiede spesso da dove sia arrivata quell'espressione, che detesta, pur temendo di ritrovarsi un giorno ad usarla anche lei inavvertitamente.
Non incontra nessun amico, né amiche, mentre cammina sbircia furtivamente nelle vetrine, sagoma e portamento sono i soliti, pensa che dovrebbe perdere qualche chilo, in vista dell'estate, ma rimanda ancora l'inizio di una dieta ipocalorica, sul viso non ci siamo però.
Non è lei e basta.
Decide di telefonare a Claudio, è un po' che non si sentono, vince il leggero senso di imbarazzo che coglie quando si è appena chiusa una storia, anche se poco importante, e non ci si è ancora accomodati nella dimensione di ex, rimasti amici perché entrambi senza rimpianti.
Claudio è libero per una colazione veloce, solito piccolo ristorante, discreto e defilato rispetto ai percorsi abituali.
Lo sguardo che l'avvolge è di sorpresa ammirazione, non sembra lei, è più giovane, più bella, radiosa, quasi quasi vien voglia di ricominciare a corteggiarla.
Non c'è verso di smuoverlo dalla sua aria di piacevole sorpresa, accompagnata da lampi di ammiccamento.
Le ripetute affermazioni di lei di vedersi diversa, irriconoscibile, estranea lo divertono all'inizio.
Poi in lui comincia a farsi strada la prospettiva di nuove possibili modalità di incontri sessuali, conseguenti alla nuova  personalità dichiarata. 
Si eccita, si fa insistente.
Dopo un attimo di sbalordimento lei si rende conto che per lui si tratta della proposta di un gioco erotico.
Si alza dal tavolo e esce furiosa dal ristorante.


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