lunedì 20 maggio 2013

Vado nella città della luce

Erano anni che volevo andare a Lisbona, dicevo per scherzo: prima del prossimo incendio o del prossimo terremoto.
Ho amato moltissimo "Lo stato delle cose" e "Lisbon Story", di Wenders, e le immagini iniziali di "Filme Falado", mi attirava la dimensione di fine del mio occidente, una porta sull'abisso del "gran fiume Oceàno".
Una dimensione letteraria e quindi onirica e visionaria.
Le azulejos mi trasportano nel mio ambiente favorito, fiabesco.
Ho cominciato a prepararmi due giorni prima con Tabucchi e Saramago, per entrare nell'atmosfera.
Parto domani.
Ho un trasalimento prima di ogni partenza, anche se per pochi giorni, è come  dire addio alla vita  finora vissuta per l'irruzione di un fatto nuovo, per l' apertura di un varco verso una nuova esperienza, incancellabile,  da portarsi dentro. Al ritorno la vita non sarà più quella di prima, perché sarà stata segnata dal viaggio.
E' la stessa congerie di sensazioni che provo alla lettura di un romanzo, quelli importanti, quelli che ti restano dentro, con frasi, immagini, quelli che inizi con eccitazione e finisci con rammarico, perché li avresti voluti interminabili, compagni di viaggio appunto.
Mi tengo altro il leggero senso di disorientamento e di panico che mi assale prima della partenza, prima del "salto verso l'ignoto", che poi tanto ignoto non è vista, vista l'accurata preparazione.

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