martedì 16 settembre 2014

Memorie di una femminista non pentita (VII puntata)


Una socialità nuova tra donne si è in qualche modo costituita, inedita rispetto al periodo pre-femminista, quando le donne si incontravano in luoghi deputati al lavoro di cura (mercati, giardini, scuole) in assenza degli uomini "al lavoro", e parlavano prevalentemente di questioni relative alla cura o alla relazione con i loro partner, oggi molte donne cercano altre donne per studiare, divertirsi, viaggiare, condividere vita e tempo per sé.

Le condizioni generali della società, però, continuano a richiedere alle donne, e anche agli uomini negli ultimi anni, un impegno  sempre più intenso nella cura dei/delle nipoti, quando non richiedono anche  contributi economici per aiutare situazioni di lavoro precario.
La contraddizione tra le proprie convinzioni, maturate in anni di riflessione individuale e collettiva, e le urgenze del presente  si fa stridente, soprattutto per le donne, ma anche qualche uomo, che hanno dato vita e forma al femminismo degli anni Settanta, e ora si ritrovano nonne -e nonni - felici, ma in conflitto con il modello prevalente ereditato dalle proprie madri e nonne.
Quanto la persistenza di certi modelli di organizzazione del lavoro -che sembrano peggiorare sempre più per la crisi- e la permanenza di "soluzioni private" nei confronti della cura dei e delle bambine, nonché delle inabilità temporanee e/o permanenti, è da addebitarsi alla "generosa dedizione di nonni e nonne", che in tal modo contribuiscono a mantenere uno stato di cose funzionale alla divisione patriarcale e capitalistica del lavoro?
E che cosa c'è dietro questa generosa dedizione di donne e uomini, e se se ne volesse superare la costrittività in nome di una libera scelta, come fare?
Si affaccia così il dubbio che, oltre al piacere e alla gioia che procura accudire ai propri nipotini e nipotine, giochi l'interiorizzazione di immagini di genere collegate al destino sociale delle donne e degli uomini non più "produttivi" (cioè in pensione).
Sono stata madre conflittuale con il modello di "oblatività imposta" ereditato da mia madre, e adesso sono nonna in conflitto con quello ereditato da mia nonna, modello ancora attivo per molte donne, e anche uomini, a quanto vedo
Per ora niente e nessuno può sollevare i singoli e le singole dalla  negoziazione continua  tra le proprie esigenze e i bisogni di figli,  figlie e nipoti, negoziazione che a volte provoca scontenti e fraintendimenti reciproci.
L'unica dimensione collettiva per liberarsi da questo retaggio patriarcale è mettere al centro di ogni collettività, qui e in tutto il pianeta, la cura di persone, ambienti e relazioni quale  attività fondamentale di ciascuno e ciascuna, attorno alla quale riorganizzare lavoro e vita. 

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