lunedì 16 maggio 2016

Memorie di una femmninista non pentita XX, Femminismi oggi


E’ appena uscito un libro dal titolo Generazioni di donne (scaricabile gratuitamente a questo indirizzo http://www.youcanprint.it/.../generazioni-di-donne-ebook...di Giuseppina Debandi, Paola Pierantoni, la presentazione sul sito avverte:
Il libro riporta il diario di diciassette incontri durante i quali un gruppo di donne diverse per età ed esperienze di vita hanno discusso dei temi che sono stati, e sono, al centro della riflessione femminista. Questa esperienza ha avuto specificamente lo scopo di mettere a confronto donne della generazione degli anni'70 che avevano vissuto l'esperienza del femminismo, e giovani donne contemporanee, digiune di questa esperienza e di quella storia, che vivono in un mondo che aveva vissuto il passaggio del femminismo e che, almeno in parte, ne era stato trasformato.

In tempi di stucchevoli domande se il femminismo è vivo o morto, se è stato o no complice di un’accelerazione del neocapitalismo, proponendo un’emancipazione di donne che utilizzano a proprio vantaggio ogni possibilità offerta dal mercato e dalle tecnologie, le voci raccolte in questo libro risultano quanto mai necessarie per fare ordine nella confusione, per alcun* inconsapevole, e per altr* voluta, tra emancipazione e femminismo. Basti soffermarsi n attimo sulla pubblicizzazione che si sta facendo su molti quotidiani dell’articolo di Nancy Fraser che, oltre a risalire a tre anni fa, esplicita chiaramente di riferirsi al fenomeno dell’emancipazione.

La prima differenza tra emancipazionismo e femminismo, quello che storicamente è nato in Italia negli anni Settanta, consiste nella volontà di scardinare un ordine culturale e sociale fondato sulla divisione patriarcale di ruoli e funzioni, invece che limitarsi a richiedere diritti per correggere gli aspetti strutturali di discriminazione e subordinazione delle donne rispetto agli uomini. Se la prospettiva emancipazionista si propone di migliorare l’assetto del sistema rendendolo più giusto, ricorrendo al concetto di uguaglianza, il femminismo mira a rovesciare il sistema.

Tornando al Generazioni la prima cosa che colpisce è l’originale metodo di lavoro: nel corso di cinque anni, dal 2009 al 2014, sedici donne (avevano cominciato in venti) di diversa età, la più giovane aveva 23 anni, la più anziana 72, di diversa formazione culturale, esperienza di vita e di lavoro, si sono incontrate un giorno a stagione (primavera, estate, autunno, inverno) per riflettere a partire da sé su temi di volta in volta individuati come interesse urgente nella propria vita.

Le conversazioni sono state trascritte, poi lette e sintetizzate da due partecipanti al gruppo (le autrici del libro) ciascuna per proprio conto, a seconda della sensibilità personale, restituite alla riflessione collettiva, con successive riletture sino a giungere a un prodotto condiviso, pur nella differenza di posizioni espresse.

Il libro è arricchito dalle presentazioni delle donne del gruppo, ciascuna scritta secondo il proprio stile, ironico, riflessivo, sintetico o ampio, corredate dalle foto, scattate da una partecipante e anche dalla presentazione delle donne che hanno permesso la realizzazione del libro; da una breve saggio sulla storia del diritto matrimoniale in Italia, e dall’elenco dei libri analizzati durante le riunioni.

Alla fine di ogni riunione una sorta di rubrica, intitolata La parola Le Parole, contributo personale di una delle donne, prende in esame a volte concetti esplicitati nell’incontro, a volte invece suggestioni personali dell’autrice, spesso tendenti a una presa poetica .

Tre domande finali hanno guidato il lavoro di riflessione: ci sono stati cambiamenti reali nella nostra quotidianità negli ultimi trent’anni? Cos’è oggi fare politica? E il separatismo?

Alcuni temi affrontati più frequentemente nei discorsi rimandano a questioni ampiamente dibattute da chi ha preso parte ai movimenti femministi degli anni Settanta, l’interesse sta appunto nella verifica delle permanenze e rotture presenti oggi.

Per questo ho confrontato alcuni concetti frequenti nelle analisi con i descrittori di Linguaggiodonna. Primo thesaurus di genere in Italia, un testo che non ricopre più la funzione documentale per la quale è nato, descrivere il contenuto semantico della letteratura grigia (volantini, cisclostilati ad uso interno dei collettivi, lettere) raccolta dal Centro di studi storici sul movimento d liberazione della donna in Italia, ma si può considerare lui stesso un documento che descrive il patrimonio di analisi, teorie e pratiche del femminismo degli anni Settanta in Italia.

Linguaggiodonna è stato costruito da me e da Beatrice Perucci in un paio di anni, dal 1988 al 1990, l’attenzione alle relazioni gerarchiche e orizzontali che legano i termini del thesaurus tra loro danno conto di tutti gli argomenti e i temi affrontati nelle riunioni di gruppi e collettivi del nascente movimento delle donne.

La prima grande mutazione di contesto rispetto agli anni Settanta è il riferimento all’lslam: in Generazioni si parla spesso di questioni relative al velo, ai rischi e vantaggi di contaminazione tra culture diverse delle/sulle donne, argomenti che non figurano nel thesaurus.

Una seconda rottura con il passato è il tema del conflitto tra i sessi, che non viene più chiamato così, nel libro ricorrono frequentemente le espressioni conflitto uomo donna, e conflitto tra maschile e femminile.

Conflitto tra i sessi è collocato in Linguaggiodonna nell’area della Politica, come area di pertinenza, da subito è apparsa chiara la valenza politica del discorso, e non semplicemente sociale, come è in prospettiva emancipazionista.

Inoltre il linguaggio di Generazioni esprime la consapevolezza, anche se non esplicitata, di tutte le analisi e le discussioni degli ultimi trent’anni in merito ai concetti sesso-genere, alla luce delle critiche rivolte alla semplificazione di considerare il genere come costruzione culturale e il sesso nella dimensione puramente biologica, oggi l’espressione conflitto tra i sessi non sarebbe più valida..

In termini di permanenza abbiamo il tema della maternità, declinato allora nella prospettiva di maternità cosciente. In una situazione nella quale in Italia era proibita la contraccezione, se non quella ammessa dalla chiesa, definita metodo naturale i discorsi variavano dalla denuncia delle morti bianche nei luoghi di lavoro all’aborto.

La questione dell’aborto, sovente riassunta nei mezzi di comunicazione con la semplicistica espressione diritto di aborto, era inserita nella prospettiva della scelta autonome delle donne di avere o non avere figli, l’espressione diritto d’aborto era rifiutata da una parte consistente del movimento femminista allora come oggi, perché maschera la dimensione di violenza e sofferenza fisica e psichica che procura un aborto ad ogni donna che decida di farvi ricorso.

Un’altra permanenza riguarda il tema della sessualità, affrontato più volte dalle donne di Generazioni, se da un lato la tanto sbandierata rivoluzione sessuale, in realtà  modernizzazione dei costumi avvenuta negli ultimi trent’anni,  ha cancellato il ritardo storico di cui soffriva l’Italia in questo campo, non si sono risolti i problemi, molti discorsi di oggi sono simili a quelli che si facevano allora. 

Rispetto poi alle domande che cosa è cambiato negli ultimi trent’anni e cos’è oggi fare politica,
c’è da osservare che sono cambiate certe condizioni, ci sono più donne nei posti che contano, nel lavoro, nella politica, si fanno discorsi sulla femminilizzazione del lavoro, sul valore aggiunto dell’avere donne nelle organizzazioni, ma se questa massiccia presenza delle donne non esita in un reale cambiamento delle relazioni donne uomini, nella sostanza, non nella superficie, anche in questo caso si tratta di modernizzazione semplicemente.

Infine la riflessione tra solo donne, il separatismo, alla ricerca dei vincoli interiori, della immagini di genere che abbiamo assorbito fin dalla pancia materna, l’attenzione all’occhio patriarcale che abbiamo interiorizzato e che agisce in noi inconsapevolmente, in noi come negli uomini, è il gesto politico più importante, e ancora oggi valido.

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