martedì 28 novembre 2023

Fuoco cammina con noi. II puntata, lo scambio sessuo-economico


A  giudicare da tutti gli allarmi che continuo a leggere in merito al rischio di ascrivere la violenza degli uomini sulle donne alle relazioni di potere tra donne e uomini che chiamiamo patriarcato, penso abbia ragione chi sottolinea che stiamo vivendo uno snodo politico. 
Qualcuno ha detto, commentando le manifestazioni di sabato, che cominciamo a far paura.
Si  moltiplicano i commenti su questo termine che molte/i/* vorrebbero fosse abbandonato, perché non esisterebbe più, addirittura un intellettuale l'ha bollato come una lettura pappagallesca (sic) non solo sbagliata, ma socialmente dannosa, perché si riferisce a un modello sociale diffuso in civiltà dedite all'agricoltura e alla pastorizia, ormai antiquato, affermazione un po' grave per un professore di Antropologia filosofica.
E via dicendo con fior fior di intellettuali, quasi tutti maschi, che si impegnano a dimostrare che con la violenza sulle donne il patriarcato non c'entra nulla, mentre invece misoginia e violenza sulle donne ne sono tratti tipici,.

Anche se un po' ammaccato a causa di cinquant'anni di riflessioni, analisi, pratiche e teorizzazioni  di donne, continua a esistere, e va combattuto.
Penso bisognerebbe sforzarsi di perseguitarlo in tutti i suoi aspetti

Parto dalla constatazione che finché si continuerà a mantenere intatto nella Costituzione Italiana l'articolo 37, noi non saremo "Libere", ma Liberte come i soggetti che nell'antica Grecia, soggetti liberati dalla condizione di schiavitù, sui  quali però gravavano obblighi verso i padroni, nel nostro caso l'"essenziale funzione familiare".
Recita l'articolo 37:
"La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione."
A parte che non è neppure realizzata la parità di retribuzione a parità di lavoro in tutti i settori, si adottano politiche sociali volte a aumentare salari/stipendi di donne con fgli/ie,  o a conciliare tempi di lavoro e di cura solo per le donne.

I tagli del welfare, le condizioni di particolare gravità sociale: guerre, epidemie, carestie si scaricano prioritariamente sulle spalle delle donne, purtroppo ne abbiamo oggi esempi continui.

Forse è il caso di chiarire che cosa si intende per struttura patriarcale e riporto brani di un testo  illuminante, un' intervista pubblicata sul sito dell'associazione Libera Università delle Donne (www.universitadelledonne.it) a Paola Tabet, un'antropologa che l'ha studiato in profondità, proponendo il concetto di scambio sessuo-economico
"... il mio lavoro è frequentemente usato ma spesso, secondo me, viene usato in modo un po’ riduttivo, nel senso che a volte è stato adottato quasi più il nome, il termine di scambio sessuo-economico, che il concetto stesso e lo spostamento di campo teorico che questo termine implica. Così il termine «scambio sessuo-economico» diventa semplicemente un nuovo nome per designare i rapporti di sex-work, di prostituzione. Al contrario per me l’idea di scambio sessuo-economico serviva e serve a indicare un fenomeno ben più vasto, ossia l’insieme delle relazioni tra uomini e donne che implicano una transazione economica. Una transazione nella quale sono le donne che forniscono servizi  (variabili ma comprendenti un’accessibilità sessuale, un servizio sessuale) e gli uomini a dare un compenso più o meno esplicito per questi servizi. Il compenso è  di tipo e valore variabile: si va dal nome allo status sociale, o al prestigio, a regali o infine al pagamento diretto in denaro. Abbiamo così un insieme di relazioni che vanno dal matrimonio alla prostituzione, con forme di rapporto assai diverse, comprese tra questi due estremi. Ho cercato, infatti, di mostrare che non vi è un’opposizione binaria tra matrimonio e prostituzione, ma piuttosto una serie complessa di relazioni differenti, e che è possibile mettere in rilievo, stabilire, che vi è un continuum, cioè una serie variabile d’elementi comuni alle diverse relazioni e insieme una serie di elementi che le differenziano. Le variazioni riguardano elementi fondamentali quali la modalità della relazione, la forma di contratto, le persone, la durata, i servizi forniti.
Ora mentre vi è un notevole numero di studi sulla prostituzione, sulle diverse forme di lavoro sessuale in contesti diversi, è più raro trovare lavori che si occupino del continuum nel suo insieme e soprattutto più raro trovare lavori che trattino delle forme di scambio nei rapporti «legittimi». (Un’eccezione, da sottolineare, sono degli studi sulle donne immigrate dove spesso troviamo l’arco completo del continuum). Nei paesi occidentali, infatti, la ricerca più difficile da affrontare è quella sulle relazioni legittime perché si tende a non riconoscere e ammettere la presenza dello scambio in esse. .....
Devo dire che la difficoltà di considerare lo scambio sessuo-economico nelle relazioni «legittime» la ritrovo, in particolare da parte delle donne, quando mi capita di discutere con la gente, per esempio quando faccio conferenze. Questa scissione tra una sessualità legittima (per la quale si nega che esista lo scambio) e le altre relazioni è un dato proprio delle società occidentali attuali. Invece in molte altre società – e, in passato, anche nelle società occidentali – lo  scambio è un dato di fatto riconosciuto. E magari si dice anche, in maniera chiara e netta, che il sesso è il capitale delle donne, la loro terra, e che le donne lo devono ben utilizzare. Ma la differenza importante, essenziale anzi, sta in chi ha diritto a gestire questo «capitale», a gestire lo scambio : è la donna stessa o invece altri da lei? E questo è l’elemento che distingue le relazioni......Una differenza importante, essenziale anzi, sta come dicevo, nel diritto a gestire lo scambio, nelle regole di proprietà sul corpo della donna, cioè a chi la società attribuisce il diritto di gestirlo. E’ la famiglia, il padre, o, al contrario, è la donna a gestire sé stessa e quindi anche tra l’altro lo scambio sessuo-economico? E questo è l’elemento base che distingue le relazioni.
Mantenere le donne nella famiglia, preservare matrimonio e famiglia, significa mantenere la struttura fondamentale dei rapporti sociali tra i sessi. E’ del tutto evidente che tutte le forme di potere, individuali e collettive, sono mobilitate a questo scopo, dalle forme più coercitive alle forme ideologiche fino alla pesante stigmatizzazione delle donne che non seguono la « retta via ». Queste donne si trovano in qualche modo in situazione illegittima in rapporto all’ordine sessuale dominante (pur essendo tuttavia, a loro volta, dentro ai rapporti di potere tra uomini e donne). Il discorso della legittimità, la stigmatizzazione delle « puttane » è assai forte, e ciò contribuisce a tenere le donne nella famiglia e a conservare così la struttura familiare...... il mio problema è stato infatti lo scambio sessuo-economico come punto centrale dei rapporti di potere tra uomini e donne. Sembra così semplice… Ma spesso vi è una forte resistenza a vedere questa specificità dei rapporti di scambio sessuo-economico, delle transazioni sessuali tra i sessi. Si tende così a usare questa specifica espressione, « scambio sessuo-economico », semplicemente come abbreviazione di « pagamento per un servizio sessuale ». E’ un tipo di utilizzazione che indebolisce questo concetto e lo priva di interesse. E’ prendere un’idea politica e svuotarla della sua dimensione politica. Si elimina la questione dello scambio come rapporto di potere tra i sessi.
E con ciò perde peso o senso anche l’idea di continuum: non si tratta più del continuum che avevo definito dello scambio, dei rapporti di potere, e insieme anche delle forme di resistenza delle donne nella sessualità e nei rapporti sociali tra I sessi. Si tratta di un’altra cosa, di fatto di un altro campo teorico.......
Sì, è un aspetto importante di quello che Colette Guillaumin (1978) chiama « sexage », un rapporto che consiste nell’appropriazione materiale delle donne, appropriazione della persona stessa e non solamente della sua forza-lavoro, qualcosa che va anche oltre l’appropriazione sessuale, il lavoro sessuale, e riguarda l’insieme del lavoro e della vita delle donne : dalla cura dei bambini, degli anziani, degli uomini, ai servizi personali dati a tutta la comunità".....


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