Tutto è come sospeso; questa mattina ho letto su Zeroviolenzadonne un articolo di Paola Tavella, pubblicato sugli Altri, che manifestava tutta la sua contentezza per il "crollo del patriarcato", ravvisando nell'attuale disordine politico e nelle macerie dei partiti tradizionali, mummificati e irrigiditi a difendere i loro piccoli o grandi privilegi, il segno del collasso di un sistema -appunto patriarcale- che non è più in grado di funzionare.
Per un po' mi ha anche messo di buon umore.
Mi è però venuto in mente che coincidenza vuole che la prima volta che arrivano più donne in Parlamento, quest'ultimo rischia di non poter funzionare; inoltre non sono neanche così sicura che se si votasse tra un paio di mesi si ripeterebbe l'exploit, infatti i sostenitori del patriarcato lotterebbero con il coltello tra i denti, come pirati all'arrembaggio del Parlamento, per loro è questione di vita o di morte e dubito che molte donne vorrebbero misurarsi su quel terreno.
O forse sì, qualcuna che imita modalità e stili di linguaggio e comportamenti degli uomini che le hanno cooptate, ma non mi farebbero stare tranquilla, si mostrerebbero più zelanti degli uomini ai quali obbediscono spesso supinamente (absit iniuria...).
Ho anche letto un articolo che affidava alla presenza salvifica femminile il compito di riportare ordine e armonia nelle relazioni politiche in subbuglio.
Illusione del potere delle donne secondo la rappresentazione maschile del femminile: oblativo, materno, che si prende cura di....
Rimane il fatto che nel disordine ha buon gioco chi è più mestatore, chi ha affinato intelligenza e nervi per sfruttare tutte le occasioni per realizzare il proprio "particulare", per distrarre con falsi obiettivi dalle responsabilità gravi delle quali dovrebbe rendere conto.
Comunque non è detto che la pur minoritaria presenza di donne in Parlamento non riservi piacevoli sorprese, almeno quelle che intendono mettersi in relazione tra loro, senza obbedire ciecamente ai capi di riferimento, per azzardare qualche alternativa al panorama desolante che offrono molti uomini in questa situazione.
Scorze di Adriana Perrotta Rabissi, un libro composto da miei brevi racconti e mie letture critiche di scrittrici amate. Alcuni romanzi mi hanno interpellato emotivamente e affettivamente, mi sono impossessata di temi, sentimenti, emozioni espressi dalle autrici, le ho filtrate attraverso la mia esperienza di vita e pensiero, e le ho restituite ai racconti
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venerdì 1 marzo 2013
mercoledì 27 febbraio 2013
Giovani contro vecchi: da guerra a conflitto
L'effetto spiazzante c'è stato, è innegabile e ha scatenato scenari diversi tra loro: disperazioni più o meno mascherate da rassegnazione, ricerca di colpevoli, ipotesi di governo, governissimo.
ODDIO!
Non sottovaluto il rischio di cambiamenti radicali, ma mi sento stranamente tranquilla, confido nella tenuta democratica, nel buon senso delle persone chiamate a compiti senz'altro difficili e impegnativi in clima di crisi economica e sociale.
Se non c'è esperienza, si impara.
Quando entrai io nella scuola, dopo l'università, avevo esperienza solo di ricerca, non di didattica, ho imparato nel tempo, certo un po' a spese dei miei primi allievi e allieve, ma dalle reazioni che hanno avuto, e dagli esiti negli studi che alcuni/e hanno in seguito ottenuto, non devo aver fatto loro troppo male.
C'è solo un aspetto che mi dispiace nella nuova situazione, perché lo ritengo immiserente dal punto di vista umano, la guerra -non il conflitto che comporta la ricerca di mediazione- ma la guerra nel senso di mors tua/vita mea tra "giovani" e "vecchi".
A me sembra un deleterio effetto di trasmissioni televisive: vecchi/giovani, uomini/donne, suocere/nuore., alti/bassi...., interisti/milanisti......e dei talkshow dove "vince" chi ha più fiato in gola, e/o sbeffeggia meglio l'avversario.
Qui in gioco non c'è l'eliminazione fisica, per fortuna -come nel mito del buttare i vecchi nel Tevere, ai primordi di Roma- ma c'è l'annichilimento e l'umiliazione dell'avversario, e non è un bel vedere, anche perché i/le giovani hanno più forza, potenza e energia rispetto ai vecchi.
E non penso così solo ora, che sono vecchia, ma lo pensavo anche da giovane, pur mal sopportando l'arroganza di chi mi obiettava: sei troppo giovane, inesperta per capire.
Uno degli effetti distorcenti dai quali occorre liberarsi in fretta è secondo me proprio questa modalità di "guerra politica" riprendendo la pratica di "lotta politica"
ODDIO!
Non sottovaluto il rischio di cambiamenti radicali, ma mi sento stranamente tranquilla, confido nella tenuta democratica, nel buon senso delle persone chiamate a compiti senz'altro difficili e impegnativi in clima di crisi economica e sociale.
Se non c'è esperienza, si impara.
Quando entrai io nella scuola, dopo l'università, avevo esperienza solo di ricerca, non di didattica, ho imparato nel tempo, certo un po' a spese dei miei primi allievi e allieve, ma dalle reazioni che hanno avuto, e dagli esiti negli studi che alcuni/e hanno in seguito ottenuto, non devo aver fatto loro troppo male.
C'è solo un aspetto che mi dispiace nella nuova situazione, perché lo ritengo immiserente dal punto di vista umano, la guerra -non il conflitto che comporta la ricerca di mediazione- ma la guerra nel senso di mors tua/vita mea tra "giovani" e "vecchi".
A me sembra un deleterio effetto di trasmissioni televisive: vecchi/giovani, uomini/donne, suocere/nuore., alti/bassi...., interisti/milanisti......e dei talkshow dove "vince" chi ha più fiato in gola, e/o sbeffeggia meglio l'avversario.
Qui in gioco non c'è l'eliminazione fisica, per fortuna -come nel mito del buttare i vecchi nel Tevere, ai primordi di Roma- ma c'è l'annichilimento e l'umiliazione dell'avversario, e non è un bel vedere, anche perché i/le giovani hanno più forza, potenza e energia rispetto ai vecchi.
E non penso così solo ora, che sono vecchia, ma lo pensavo anche da giovane, pur mal sopportando l'arroganza di chi mi obiettava: sei troppo giovane, inesperta per capire.
Uno degli effetti distorcenti dai quali occorre liberarsi in fretta è secondo me proprio questa modalità di "guerra politica" riprendendo la pratica di "lotta politica"
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