giovedì 19 gennaio 2012

Racconto 2

Donne


La mattina si presenta fredda, ma limpida; finalmente un giorno in armonia con l’ immagine interiore della stagione, allora è tutto in ordine, la giornata scorrerà tranquilla.
Da quando ha smesso di lavorare si alza serena, può indugiare nel ricordo dei sogni, le sensazioni sono le stesse di quando era bambina, ma ora non può evitare di interrogarsi non sul significato, ha imparato che un sogno vuol dire qualcosa e il suo contrario, ma sullo stato d’animo che l’ha determinato.
Solo, peccato per la perdita di magia.
Nel parcheggio del Porto vecchio c’è posto, l’incontro con Mirko la turba un poco; perché poi vedersi in un luogo così denso di ricordi da mettere a rischio l’autocontrollo, che pena sarebbe essere tradita dall’emozione; la solita resistenza a rifiutare richieste rivolte con gentilezza, con la tenerezza di un momento, come se fossero soltanto i gesti arroganti quelli in grado di suscitarle l’amor di sé.
“Sono qui da un po’, temevo non venissi più. Camminiamo verso il molo?”
“Allora, che cosa c’è? Perché siamo qui?”
“E’ una banalità dire che sei cambiata poco in trent’anni?”
“Piuttosto, ma mi sta bene lo stesso il complimento”
La consapevolezza di modi e parole scontate non cancella del tutto il senso di leggera euforia, chissà se anche a ottant’anni sarò sensibile agli effimeri apprezzamenti dei quali, forse, sarò oggetto.
E’ in piedi su una roccia protesa nel mare, in un attimo le onde si fanno più agitate, questa volta decide di scendere nell’acqua, che si rivela azzurra e calma, il mare è chiuso, senso di appagamento, eppure, un momento prima, dalla finestra della sua casa di bambina aveva guardato con timore, misto a desiderio, il mare aperto, pulsante di un moto crescente.
Rientra a casa, lascia l’auto, esce per andare all’altro appuntamento della giornata; è stato piacevole ritrovarsi con un vecchio amore per una conferma, non cercata, di quanto fosse conclusa la relazione già al suo inizio. E’ stata bene, ha mangiato con appetito, chiacchierato del più e del meno, ricompensandosi, a distanza di anni, delle ansie e angosce che avevano segnato il tempo del suo innamoramento.
C’è curiosità per la riunione in libreria nel cuore di Nervi, le ha telefonato un’amica: “ Ci rivediamo, un po’ di vecchie e un po’ di giovani che vorrebbero conoscerci. Hanno letto qualche libro, ma non hanno capito molto, non c’è niente in giro in grado di trasmettere davvero quello che è successo. Quando vengono in libreria parliamo un po’, mi hanno quasi costretto a vederci, non ho saputo dire di no, si tratta di un paio d’ore. Vieni anche tu.”
Perché no, le piace sempre incontrare persone; quando lavorava si trattava di incontri obbligati, ora le sembra un lusso scegliersi le situazioni, anche quando si rivelano poco interessanti.
Si è rammaricata per anni di non avere avuto figli, prima era troppo occupata con il lavoro, l’amore, i viaggi, poi, quando ha deciso di fermarsi e provare non sono venuti; chissà come sarebbe andata con una femmina, si sarebbero trovate insopportabili l’una con l’altra, come da esperienza di amiche, salvo aiutarsi –dovere o piacere- in caso di reciproco bisogno, oppure avrebbero condiviso serenamente la loro condizione di bambina-ragazza –giovane donna e di donna adulta, scambiandosi pensieri, esperienze e amore?
Il vano sul retro della libreria, metà magazzino e metà soggiorno è confortevole, una decina di donne lo occupa, non si è perduta l’abitudine di portare qualcosa, qualche scatola di biscotti, salatini, acqua minerale, c’è anche una bottiglia di bianco, secco.
Saluti, presentazioni, l’inevitabile imbarazzo del prendere la parola; Caterina la più disinvolta, laureata in fisica, master a Ginevra, lavora in una multinazionale di progettazione di impianti idraulici per usi industriali, rompe il ghiaccio, fino ai vent’anni non si è interessata ai discorsi sulle donne, al liceo ha vissuto una situazione di eccellenza femminile, sua e di molte sue compagne di classe; apprezzata da insegnanti e studenti, ammirata e corteggiata, a volte è corsa in aiuto di ragazzi timidi e miti, maltrattati da coetanee in mille modi. Ha confortato amici inconsolabili, piantati all’improvviso dalle rispettive fidanzate, molto più numerosi i lasciati che non le lasciate.
All’università è stata sempre tra le migliori, ha studiato senza eccessivi tormenti e patimenti, divertendosi con amici e amiche, la specializzazione le ha permesso di trovare un lavoro discreto,
Autostima senza superbia, rapporti franchi con uomini e donne, lavora sodo, si diverte, individua con precisione e velocità il suo desiderio riguardo a persone, oggetti, situazioni.
E’ proprio una nuova donna, più emancipata di lei, in qualche modo figlia sua, ha scelto una carriera lontana dal lavoro di cura, mentre lei, pur con il pallino dell’emancipazion in testa fin da piccola, ha scelto come lavoro un’estensione del lavoro di cura.



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