mercoledì 16 novembre 2011

Le donne?

Sono quarant'anni che si cerca di spiegare che non esiste il gruppo sociale “donne” indistinto e indifferenziato, così come non esiste il gruppo sociale gli uomini, se non intendendo i due sottoinsiemi degli individui che compongono l’umanità.
All’interno dei due sottoinsiemi ci sono persone differenti tra loro per interessi, passioni, sensibilità, cultura, aspettative, competenze, conoscenze, capacità, attitudini…
Da questo punto di vista nessuna può rappresentare le “donne”, così come si rappresentano gruppi sociali con interessi convergenti in un settore, ad esempio di lavoro (gli operai, gli avvocati, i manager, gli insegnanti) proprio per le differenze tra donne.
L’uscita di Monti di ascoltare le donne è quindi “senza senso”, chi si sente rappresentata dalla signora pincopallo?
Diverso è il discorso delle pari opportunità, e anche delle controverse quote che, lungi dal rappresentare privilegio, vorrebbero porre rimedio transitorio a una situazione di contesto squilibrata:il carico di lavoro domestico e di cura che grava sulle spalle delle donne (anche se non madri, sono pur sempre figlie, sorelle, mogli…..) le penalizza in termini di tempi, energie psichiche e fisiche, e non permettono loro di dedicarsi ai tempi del lavoro e della politica organizzati sulle esigenze degli uomini.
Ricorderò sempre quanto mi disse anni fa una sindacalista che, chiamata a compiti di responsabilità a Roma, si lamentò del fatto che le riunioni erano sempre fissate alle 6 di sera,quando fece notare che erano orari incompatibili con i tempi di vita di sua figlia, i colleghi le risposero che per loro non c’era problema, perché ai figli ci pensavano loro mogli.
I ruoli sociali prevedono ancora oggi una divisione dei compiti per cui le donne sono impegnate prioritariamente nelle attività di cura delle persone, ambienti, cose all’interno delle case e gli uomini negli spazi esterni di lavoro, politica..
Se una donna vuole anche lavorare, fare politica deve “arrangiarsi”, impegnare maggiori energie, combattere con i vincoli interiori (sensi di colpa) e esteriori (orari prima di tutto, richieste di flessibilità di tempi,e richieste di disponibilità in conflitto con i suoi doveri di cura.
Molte non vogliono fare queste fatiche; comunque quelle che invece vogliono dovrebbero almeno trovarsi il terreno sgombro dai vincoli esteriori: i dispositivi mentali e organizzativi che favoriscono gli uomini nel pubblico.



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