venerdì 21 giugno 2013

Berlino 10

Sono stata attenta ai manifesti pubblicitari, non sono molti come da noi in Italia, ho notato soprattutto quelli in metropolitana.

Apparentemente non c’è  sessismo, se compaiono donne sono persone “normali”, vestite, che pubblicizzano qualcosa; eppure uno stereotipo sessuale fa capolino, anche in una pubblicità che ha un nobile intento pedagogico: si invita al sesso sicuro sia i ragazzi che le ragazze e si consiglia di usare il preservativo.

Il messaggio è affidato a due  manifesti simmetrici, nel primo si vede un giovane uomo, ancora quasi adolescente che dichiara di volerlo fare “selvaggio”, nell’altro una bella ragazza, anche lei quasi adolescente che dichiara che vuole farlo “dolce”.

Potenza dei ruoli!

Oggi è finita la visita ai cinque Musei dell’isola dei Musei, questa volta, che non c’era l’elemento sorpresa perché li conoscevo già, ho potuto guardare con agio e riflettere su questi inizi della nostra civiltà.

Tra le cose che più mi hanno dato da pensare  ci sono la bella ricostruzione della riforma politico-religiosa- del faraone Akhenaton e della moglie ufficiale Nefertiti: la potenza dei funzionari religiosi e statali del tempo, contrari alla riforma che avrebbe fatto loro perdere il potere,  è riuscita a sconfiggere il progetto della coppia.

La testa di Nefertiti, da qualunque parte la si guardi, sia che sia realistica, sia che fosse un modello per le rappresentazioni regali è la cosa più moderna  -rispetto ai lineamenti del viso, allo sguardo- che si possa vedere, a parte il fascino e la bellezza incredibili.

Il processo di invenzione della scrittura nel IV millennio a.C. a Uruk, la più antica –almeno in occidente- città della quale si abbia notizia, c’è infatti un’accurata mostra temporanea su Uruk: reperti, grafici, ricostruzioni, oggetti. La città era dedicata e “governata” dalla dea  Isthar/Eanna/Ianna.

Infine la parte inferiore del fregio marmoreo dell’Altare di Pergamo, che documenta la lotta tra  i giganti, figli di Gaia(Gea) e  gli dei e le dee olimpiche. Certo che vince Zeus con l’aiuto di Athena –la sorella e la figlia degli uomini colti- e le altre e gli altri , perché è l’ordine (patriarcale?) che si afferma sul disordine.

Nella battaglia le dee si distinguono per la particolare forza e ferocia, insieme con i loro compagni, nel far fuori i figli di Gea.

A proposito di musei, qui a Berlino c’è il Schwles Museum, aperto a metà degli anni  ’80, si può ben considerare una rarità, non so se sia davvero l’unico al mondo, come lo definisce il depliant illustrativo, documenta la storia dell’omosessualità, il rapporto con l’arte e la cultura,  e illustra gli stili di vita della omosessualità, bisessualità transessualità.

Credo che questo fatto contribuisca a consolidare la sensazione di assoluta libertà personale che si nota andando in giro, a cominciare dall’abbigliamento, senza che si sollevino reazioni scomposte e  poco rispettose delle scelte delle persone.

Può capitare di viaggiare in metro in un vagone nel quale una coppia di uomini –in verità un po’ sbronzi- si lascia andare ogni tanto a un bacio appassionato, senza che questo generi né curiosità, né tantomeno fastidio.

Credo proprio che da noi sia troppo il peso del conformismo cattolico, e il bello è che l’ossessione per il sesso non è venuta alla Chiesa solo con la Controriforma, come tendevo a credere. 

Nel recente tour de force della visita ai musei mi sono accorta di una cosa che mi era sfuggita otto anni fa: tutte le statue di marmo, greche, romane, ellenistiche di eroi e di dei nudi hanno un buco al posto del pene, che è stato scalpellato via, non distrutto dall’incuria o dal tempo, perché hanno un vuoto rotondo e regolare.

Oggi mi ho letto al Pergamon che la “rimozione dei genitali” è iniziata agli albori della diffusione del cristianesimo, come misura per contrastare il paganesimo, pur mantenendo la struttura artistica precedente.

Non siamo proprio ai talebani che distruggono le statue, si sa che con l’evoluzione  la barbarie spesso aumenta, basta tagliare il pene.

Ma quello era il peccato più grave?

Su e giù per le scale della S-bahn e delle U-bahn gentili e esili ragazze e anche vecchietti (non ho visto finora vecchiette) trasportano spesso a spalla pesantissime bici, che poi viaggiano regolarmente nei vagoni.

Gli anziani non hanno alcuno sconto nei musei, solo i/le  giovan*, i/le ragazz* e gli/le student*.

E’ anche giusto, noi anziani abbiamo i soldi. O no!

Il segnale che avvisa della chiusura delle porte dei vagoni nelle S-bahn è costituito da tre note del Concerto n° 5 di  Beethoven.


 

Nessun commento :

Posta un commento