domenica 30 giugno 2013

Berlino 13

Si conclude oggi con una visita allo Schwule Museo nel pomeriggio la nostra permanenza a Berlino, martedì mattina, alle 6 e 30’(!) si riparte per Milano..

Fino all’ultimo si sono confermate l’ospitalità e la gentilezza degli/delle abitanti, per esempio del signore in metropolitana che attacca discorso vedendoci consultare la mappa, ci intrattiene dichiarando il suo amore per l’Italia, Milano in particolare, sforzandosi di parlare italiano –dice che gli riesce facile dato che è rumeno-, di madrelingua tedesca (scrive in tedesco), dice che ha studiato a scuola il russo e l’inglese ( lingue obbligatorie), mentre in casa parlava ungherese, e, affermando di conoscere bene lo spagnolo, si scusa di non parlare bene l’italiano; eppure sostiene la conversazione pur con qualche esitazione.

Così come i negozianti turchi o arabi, che ti servono con grande gentilezza, anche loro sforzandosi di dire qualche parola in italiano.

La cosa che salta all’occhio è che non appena le persone di qui si accorgono che non capisci il tedesco scatta in loro un riflesso automatico e ti si rivolgono in inglese, come se fosse la loro lingua madre, tutti quanti, qualunque sia la loro nazionalità o professione.

 Solo in un museo abbiamo trovato un sorvegliante che , avendo subito capito che eravamo italiani, si è rivolto a noi in francese, orgoglioso di parlarlo.

Quest’anno 2013 ricorrono due anniversari: gli ottant’anni dall’ avvento del nazismo e i settantacinque dal pogrom di novembre,  a queste due ricorrenze sono dedicate numerose iniziative e mostre, distribuite in tutta la città.

Impressionanti l’accuratezza delle ricostruzioni storiche, soprattutto delle vite spezzate delle vittime, illustrate con grandi foto, sia quelle che sono state uccise o che si sono suicidate, sia quelle che sono riuscite a fuggire: uomini e donne, ebree soprattutto, ma anche zingari/e, omosessuali, lesbiche, trans, avversari del regime, portatori/trici di handicap….

Undici sono le piazze centrali, nelle quali sono allestite lemostre, visitando quella nella grande piazza di fronte al Duomo si rimane colpite a vedere, tutti in fila, i geni dell’arte, del cinema, della filosofia, della scienza , della storia, dello sport, geni riconosciuti da tutti noi, che sono stati vittime d nazismo, anche quelli che hanno salvato la vita.

Sono mescolati a nomi meno noti, tra gli altri due campioni olimpionici pluridecorati, un uomo e una donna,  finiti in campo di concentramento in quanto ebrei.

Questa mattina visita al mercato di Mauerpark, un grandissimo mercato delle pulci della domenica, pieno di banchetti, baracchini con tutti i tipi di cibi, dolci, bevande; un mercatino affollatissimo, dove si canta, si passeggia, si compra, si mangia, si prende il sole, si chiacchiera.

Veramente divertente e interessante.

Nel pomeriggio il museo degli omosessuali, come tutti gli altri musei ben allestito, con foto, documenti, quadri sui temi dell’omosessualità, del lesbismo del transessualismo, del travestitismo, a partire dai miti greci e dalle loro varie interpretazioni e censure.

Figure che si sono distinte nelle arti, nello spettacolo, nella letteratura, adottando diverse strategie di sopravvivenza.

Ho scoperto l’esistenza delle “sorelle Mancini”, tre donne che in quanto nipoti del Cardinale Mazzarino godettero di un’educazione non conformista, ebbero  indipendenza economica, grazie all’eredità dello zio, poterono liberarsi dei loro rispettivi mariti e vivere la loro vita da sole tranquille e felici.

Molti personaggi del ventesimo secolo sono tedeschi, è singolare come a cavallo degli anni venti e trenta il tema dei diritti e della libertà di vivere secondo le proprie scelte fosse molto dibattuto in Germania, dove sorsero le prime associazioni di omosessuali e di lesbiche.

Il nazismo è passato come una furia, azzerando conquiste e discorsi.

Ora qui le cose sono molto migliorate, ciascuno e ciascuna vive le proprie scelte sessuali, anche in pubblico –almeno all’apparenza- senza  essere infastidito/a da nessuno.

Rifletto sul fatto che in Italia, pride a parte, non se ne può neanche discutere, senza incorrere in censure e/o distinguo di vario tipo.

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